Puzzle n. 14. Live dal 2020: lettera alla me del futuro

Lascia che ti accada tutto
Gioia e terrore
Tu vai avanti
Nessun sentimento è per sempre.
(R.M. Rilke)

 

Okay, ciao. Sono te. Cioè, sono la te stessa del 2020 e ti sto scrivendo una lettera. Non ho mai fatto niente del genere prima d’ora, per cui scusa se magari le mie parole suonano strane o a tratti poco convincenti. Farò il possibile per dire cose che hanno senso, ma non è facile.

Non so bene quanti anni hai mentre leggi queste righe, ma sappi che questa non è una di quelle lettere super profonde che uno scrive a se stesso quando fa 18 anni sperando di ritrovarla in un cassetto anni dopo, quando fa le valigie per andare a convivere o anche solo mentre fa le pulizie.

Voglio proprio solo raccontarti quest’anno e ci tengo davvero, perché è stato diverso da tutti gli altri finora, sia in generale (per l’umanità come siamo abituati a conoscerla) sia in particolare (per te). Sai anche che una delle mie/tue paure più grandi è dimenticare e, se è vero che non voglio mai dimenticare niente e nessuno, di sicuro non voglio dimenticare quest’anno.

Per cui metto questa lettera qui sul blog e, fra tanti anni, spero la ritroverai per caso, ricorderai tutto quello che è successo ‘tanto tempo fa’ e capirai il senso di queste poche (leggi: tante – divago facilmente, non mi aspetto che invecchiare giovi in questo) righe. O se, nel peggiore dei casi, davvero non ricordi niente di quest’anno, confido che qualcuno ti mostrerà questa pagina o, ancora meglio, te la leggerà ad alta voce, e allora capirai comunque il senso di queste righe.

 

Allora, il 2020 ha fatto schifo. Tanto. Sento il bisogno di fare questa precisazione e reiterare il concetto. Non ne hai un’idea. Cioè, spero tu non ce l’abbia, perché allora vuol dire che il 2020 ha fatto particolarmente schifo e non segnerà la media degli anni a venire.

Fra l’altro, a scanso di equivoci, il 2020 ha fatto schifo fino alla fine. Sembrava che le cose andassero meglio a un certo punto e questa cosa ha fregato un po’ tutti. Poi la situazione è peggiorata di nuovo e più che mai e lì, basta, abbiamo capito tutti che il 2020 sarebbe finito così. Ci abbiamo visto giusto.

Primavera. Campi di colza vicino a Čebín, Moravia del Sud

Velké Dářko

Primavera. Velké Dářko, Žďár nad Sázavou, Vysočina

Il 2020 passerà alla storia come l’anno del Covid o Coronavirus o ‘virus cinese’, come ancora lo chiamano i coglioni – non gli credere, è solo perché il primissimo focolaio del virus è emerso in Cina, ma poi si è diffuso in un attimo in tutto il mondo. Ha toccato tutti ovunque.

Non è che adesso mi metto a fare la scienziata: non sono qui per spiegarti cos’è il Covid e che sintomi ha. Confido che ti ricordi tutto (lo spero), per cui non è quello il mio intento. Voglio raccontarti com’è stato viverlo.

Il 2020 è l’anno in cui parole come ‘pandemia globale’, ‘lockdown’, ‘quarantena’ e ‘mascherina’ sono entrate nel vocabolario quotidiano e la vita a cui eravamo abituati è cambiata, forse per sempre.

È l’anno in cui molti hanno smesso di pensare che cose così potessero succedere solo altrove, che fossero relegate a una parte di mondo che non c’entrava niente con la loro. Ho smesso di crederlo anch’io. Che poi, ho smesso di credere a così tante cose di cui non avevo mai dubitato- ma vedi che sto già divagando: a quello ci arriviamo dopo.

Il 2020 è anche l’anno in cui gli studenti di tutte le età sono andati a scuola ‘senza andare a scuola’ e il lavoro da casa (o home office) è diventato la regola, tanto che adesso sei tu quello ‘strano’ se ancora scegli di andare in ufficio tutti i giorni. Mi chiedo se questo modo di lavorare sarà ancora la norma fra qualche anno. Mi aspetto che lo sarà. Mi aspetto che comunque continuerà a non fare per me.

 

Tante persone hanno perso i loro cari per colpa del Covid. Dolore e disperazione sono stati acuiti dal fatto che non abbiano potuto salutarli, perché sono morti da soli in un letto d’ospedale attaccati a tubi e macchine. Solo medici e infermieri li hanno visti andarsene. E quanti devono averne visti: non riesco neanche a immaginare cosa sia stato il 2020 per medici, infermieri e operatori sanitari in tutto il mondo.

Quest’anno ristoranti, pub, caffè, bar, cinema, teatri e negozi sono stati chiusi per mesi. Sono stati cancellati festival e concerti. Il 2020 è stato l’anno del non-viaggio. Le cose sono migliorate appena giusto nei mesi estivi, ma quando dico ‘appena’ intendo ‘appena’. Mai avrei pensato di vivere in prima persona una situazione del genere nella vita.

Brno. Medlánky

Estate. Campi di girasoli vicino a Medlánky, Brno

Estate. Di strada fra Žďár nad Sázavou e Tři Studně, Vysočina

Sulla scia della pandemia tutto è stato investito da una crisi profonda. È probabile che, a seconda di quando arrivi a leggere questa lettera, il mondo si stia ancora riprendendo da quest’anno e dagli immensi, giganteschi danni collaterali che ha fatto su scala globale.

E il prezzo da pagare è stato altrettanto alto a livello psicologico. Ci sono state tanta solitudine, ansia, frustrazione e disperazione. Ci sono ancora. Magari non si vedono spesso, ma credo che tante persone abbiano provato uno o più di quei sentimenti, magari allo stesso tempo.

 

Okay, ho appena riletto quel che ho scritto finora. Capisco che probabilmente stai pensando che questa lettera è veramente poco gioiosa. È l’opposto di gioiosa. Mi dispiace, ma ti ho detto che ti avrei raccontato il 2020 ed è quello che sto facendo. Ma magari vuoi sapere anche qualcosa in più su com’è stato quest’anno per me, cioè per te. Okay.

Allora, il 2020 ha fatto schifo. Tanto. Per certe cose sono sicura che ti ricordi il motivo, per cui non mi ci soffermo – non mi piace comunque soffermarmi su quelle. Allora ti dico qualcosa di tutte le cose nuove che ho iniziato a fare nel 2020. Molte sono ovviamente in qualche modo legate alla pandemia.

Col fatto che erano tutti chiusi in casa, fare il pane è diventata la moda del momento. In primavera era un must assoluto. Il lievito in tutte le forme è sparito dagli scaffali dei supermercati, per cui in tanti hanno cominciato a fare il proprio lievito madre, così potevano fare i panificatori seri ogni volta che volevano.

Anche io mi sono messa a fare il pane. Era una vita che volevo imparare, ma non ho mai avuto tempo di dedicarmici davvero. La scorsa primavera l’ho fatto, poi l’ho rifatto e poi l’ho fatto di nuovo. Otto mesi dopo sono contenta di vedere che non è stata solo una fase. Non mi sono mai scordata il lievito madre nel frigo per poi accorgermi che era andato a male ed era da buttare. Faccio ancora il pane e spero che anche tu non abbia smesso.

L’altra cosa che volevo fare da un sacco era far crescere delle piante. Non avevo mai avuto modo di farlo. Ovviamente sto per dirti che quest’anno ho iniziato a fare anche quello. Beh, prego eh, visto che immagino continui a farlo anche tu. Cioè, lo spero. Spero che ami ancora piantare erbe e ortaggi. Magari hai anche un tuo pezzettino di terra. Cosa darei per averne uno un giorno.

Anche a me quest’anno ha portato una buona dose di ansia, frustrazione e disperazione. Ero sempre così felice quando vedevo che le le regole del lockdown di turno non mi impedivano di uscire, correre, andare in bici e stare nella natura. Ha fatto la differenza sapere di poter fare ancora quelle cose nello stesso modo, perché quelle cose potevano ancora essere ‘normali’ (qualsiasi cosa significhi ‘normale’, non lo so neanche più), che non erano cambiate.

Se mi è riuscito (almeno un po’) di non sprofondare in un buco nero, lo devo (anche) alla libertà di uscire, stare all’aperto, correre e guardare il cielo. E lo devo alle poche, pochissime persone che non si sono mai dimenticate di me.

Nový hrad

Autunno. Sentiero per Nový hrad, fra Adamov e Blansko, Moravia del Sud

Velké Dářko

Autunno. Naučná stezka (percorso natura) intorno a Velké Dářko

 

Ovviamente mi ritrovo con liste infinite di cose che speravo succedessero nel 2020. Erano così tante che ho dovuto dividerle per categoria: cose che avevo pianificato ma non sono riuscita a fare, cose che volevo fare ma non ho avuto modo di programmare e cose che ho potuto solo sognare di fare, sperando che ‘magari l’anno prossimo’ (di queste ce ne sono un sacco). Sono sicura che tutti hanno liste così, che le abbiano messe per iscritto o no.

Nel 2020 sono andata… quasi da nessuna parte. Il 2020 è sicuramente l’anno in cui ho viaggiato meno in assoluto. Era partito bene con un weekend lungo a Reykjavik. Poco dopo si è cominciato a sentir parlare di casi in aumento, oltre a cancellazioni di eventi, festival, concerti e, ovviamente, voli. Tutti i piani fatti sono andati all’aria e l’online è diventato la nuova realtà.

Ho comunque avuto una buona dose di viaggi interni. Quest’anno sono andata infinite volte a Vysočina. Ho visto così tanti paesini minuscoli, cittadine pittoresche, colline verdissime, distese gialle di frumento e colza, campi viola di fiori d’aglio, laghetti- ho visto così tanti laghetti che, se ne facessi un drinking game, saremmo tutti sbronzi in un attimo.

È stato molto speciale. Non ho ancora finito.

 

Nel 2020 ho imparato… tante cose, credo. E non intendo cose a caso, tipo scacciare i parassiti dalle piante di peperoncino, distinguere i mille tipi di farine ceche o parlare al telefono col meccanico mentre ti ripeti che hai capito che pezzo ha sostituito per sistemare la spia arancione che si accendeva sul cruscotto.

Non intendo quelle cose.

Ho imparato che non posso sempre controllare e star dietro a tutto. Ho imparato che le persone cambiano e, con loro, anche io. Che smarrimento, quando capisci di volere cose che non avresti mai pensato di volere nella vita, che smacco per una che credeva di aver capito tutto, finalmente. E però, che sollievo prendere atto di queste ‘nuove’ cose anziché respingerle o fingere che non esistano. Perché si cambia per davvero, e non c’è niente di male in questo – a meno che uno faccia finta di niente, ma non è che così uno si dimostra coerente o fedele a tutti i costi. Così uno si dimostra solo ottuso e che spreco.

E ho imparato (anche se già lo sapevo) che le persone fanno bene all’anima e che voglio e ho bisogno di persone nella mia vita. Mai come quest’anno ne ho sentita la mancanza. Un giorno ne parlavo al lavoro con un’amica. Lei, venezuelana, a un certo punto mi fa: ‘Abbiamo sangue latino. Si vede’. Mi sa che ha ragione.

Karasín

Winter. Rozhledna (torre di osservazione) di Karasín

Inverno. Percorso rosso da Karasín a Vír

 

A livello molto strettamente personale ho scoperto di saper amare in modo sincero, autentico e incondizionato. È bello e spaventoso scoprire di saper amare così, ma sono contenta di esserne ‘capace’. E mi piace pensare che non sia qualcosa che sparisce col tempo, per cui spero che tu sappia ancora amare così.

Spero che non avrò mai troppa paura di rivelare l’amore che provo, anche quando fa veramente male. Quest’anno ha portato così tanto silenzio e tanta solitudine ovunque che rivelare il proprio amore non può essere la cosa più terribile di sempre. Quindi spero che non cercherò mai di rifiutare o nascondere i miei sentimenti e, se mai ne fuggirò, spero mi vengano a cercare, mi trovino e mi costringano ad affrontarli.

Spero che ti ricordi il 2020. Spero che ti ricordi tutto di quest’anno. In ogni caso, questa lettera è per te.

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