Puzzle n. 11. Lettera a Brno

 

Racconto di una città, storia di un’amica

 

Qualche tempo fa ho partecipato al Brno Short Story Writing Contest per la seconda volta da quando sono a Brno. Non ero molto dell’idea, in realtà: io e la narrativa non andiamo molto d’accordo.

Quest’anno, però, il concorso ha aperto quando eravamo ancora in piena quarantena. Allora soffrivo molto l’assenza di interazione umana (né ho smesso di soffrirla, credo) e, giusto qualche giorno prima della scadenza per la presentazione delle storie, mi sono resa conto di avere un’idea. L’ho messa nero su bianco e l’ho inviata.

Ora che i risultati sono usciti e so che la mia storia non ha vinto né ricevuto menzioni speciali, posso pubblicarla come post speciale nella serie ‘Puzzle’. È una lettera a Brno ed è la storia di un’amica, ma mi piace pensare che anche qualcun altro, magari, ci possa vedere frammenti di sé mentre legge (fra) queste righe.

(Nota a margine: La chiusura del testo è un omaggio al finale dell’ultima stagione della serie TV The Office nella versione statunitense. Certe frasi fanno la differenza e, quando succede, non si può non reagire.)

Brno

 

Cara Brno,

Non chiedermi perché ti scrivo una lettera. Credo di volerti raccontare una storia.

È la storia di un’amica che si è trasferita a Brno qualche anno fa- già solo a scriverlo fatico a credere sia passato così tanto tempo. È soprattutto la storia di come uno pianifichi cose in un certo modo nella sua testa, salvo poi rendersi conto che i piani sono solo parole e le cose cambiano lungo la via.

Pensa, quando è arrivata qui pensava di restarci solo per qualche mese. Tre anni e mezzo dopo è ancora qui.

Non mi aspetto che tu sappia nulla di lei. Dopotutto, è solo una delle circa 408.000 persone che vivono qui. Non puoi sapere tutto di tutti.

Come molti altri, è arrivata qui quasi per caso. Dopo la laurea ha risposto a offerte di lavoro un po’ in tutta Europa e quella di Brno è andata bene. Se le avessi chiesto di scommetterci su, sono convinta che mai e poi mai avrebbe immaginato di finire qui.

È arrivata qui senza aspettative. Non perché non te le meriti, ma perché è così che affronta l’inizio di qualcosa di nuovo. Non è brava con gli inizi e le fini: è molto più brava con tutto quello che c’è in mezzo.

Non vedeva l’ora di conoscerti un po’ meglio: non è contenta se non ‘entra in confidenza’ con la città in cui vive. Non pretendeva, però, che voi due legaste troppo. Come ti ho detto, pensava davvero che tu fossi solo un luogo di passaggio, che presto sarebbe finita altrove e quello, sì, sarebbe stato il posto in cui avrebbe messo radici.

Ma non ti dicono tutto in anticipo, no? Con te sicuramente non è stato così. Per tanto tempo ha avuto sentimenti contrastanti nei tuoi confronti. Però ha anche detto di aver imparato che certe cose non le puoi controllare e va bene così. Anzi, dice che questo glielo hai insegnato tu, che l’ha imparato vivendo qui.

Ovunque vada in futuro, sono sicura che direbbe che tu sei la città in cui è ‘diventata grande’. Tre anni e mezzo non sono poi così tanti nella vita media di una persona, ma possono essere tanto densi e intensi da valere come uno o due decenni.

La mia amica è arrivata qui poco prima del suo 33° compleanno (la data esatta non te la dico, non le piace il suo compleanno). Qualche giorno dopo ha iniziato il suo nuovo lavoro, lasciato passare il suo compleanno in silenzio e visto Trump diventare presidente USA davanti allo sguardo incredulo del mondo.



Una delle sue priorità era imparare a conoscerti il più in fretta possibile. Se è vero che ‘tanto va la gatta al lardo…’, come dice il proverbio, anche la mia amica ha rischiato di ‘lasciarci lo zampino’. Ha cominciato subito a fare liste di posti da vedere in città e dintorni: voleva vedere tutto.

Il primo giorno in città è andata a fare una passeggiata al parco Lužánky. I sentieri si vedevano a malapena, tanto erano coperti di foglie autunnali. Circa un mese dopo ha cominciato a nevicare e la neve ha coperto sia i vialetti sia le foglie. Le ci sono voluti mesi per notare il laghetto vicino ai campi da tennis.

Ma tant’è, i primi mesi era tutto una scoperta. Quando al lavoro faceva il turno del mattino, aveva sempre qualcosa da fare dopo: scorciatoie per casa passando dal parco Anthropos, via Jaselská fiancheggiata dagli alberi in fiore, viste dalla collina dello Špilberk, il sentiero su per Wilsonův les.

Ha capito ben presto di essere in una città con tanto verde, tante foreste e un lago (la Přehrada è un lago ‘finto’, ma non importa). È una persona da ‘aria aperta’, quasi non ci poteva credere. Il primo giro a Babí Lom le è sembrato un’impresa senza precedenti. La sua prima rozhledna ceca.

La pensa ancora nello stesso modo. Ha ampliato i suoi orizzonti ora: spesso il sabato parte la mattina presto per andare in bici in giro per la Moravia del Sud o prendere il primo treno per Vysočina. Non per questo ha smesso di fare liste su di te o andare a cercare le zone che conosce meno. Bilá Hora è ancora la sua collina preferita.

 

Poi, con le persone è tutta un’altra storia. È molto più facile conoscere i posti che le persone. La mia amica direbbe che è proprio per cose legate alle persone che non è sicura di potersi fidare di te. I luoghi non ti respingono e non ti tengono a distanza. Non si dimenticano di te, non ti lasciano indietro.

C’è stata tanta vita con le persone nei tre anni e mezzo passati qui finora. Ci sono state chiacchierate e discorsi con amici e colleghi, ora seduti a questo bar o pub, ora lungo questa o quella strada o vialetto, ora a questa o quella fermata del tram. Alcune di queste persone sono venute e partite, con altre ha perso i contatti, mentre con altre ancora ha ancora le stesse conversazioni.

È nei tuoi cocktail bar che la mia amica ha imparato a leggere i menu sapendo cosa sta leggendo. Ricordo quando ha ordinato il suo primo Cape Cod: il cameriere pensava davvero che sapesse il fatto suo. Sapeva a malapena cosa fosse un Cape Cod.

Una volta ha lasciato una festa aziendale intorno all’una del mattino ed è tornata a casa piedi da Zimní stadion. Ha superato le vetrine e insegne accese lungo Kotlářská, i colori riflessi sul marciapiede ancora bagnato di pioggia. Mentre scendeva giù per Úvoz, continuava a chiedersi cosa ci facesse ancora lì se si sentiva fuori posto. È passato più di un anno da quella notte e non ha ancora risposto a quella domanda. Ha smesso direttamente di farsela. Si è resa conto che certi legami esistono anche se non riesci a spiegarli con le parole e non ha senso cercare di respingerli.

Questo è più o meno il punto a cui è ora: un po’ smarrita ma consapevole. Non sarà il binomio perfetto, ma è uno su cui costruire qualcosa.

 

Devo anche dire che non c’è nessuna amica. La storia che ti ho raccontato è la mia. Ho detto che era la storia di un’amica perché mi vergognavo a usare la prima persona ma, davvero, in queste righe ci sono solo io. Non so perché te l’ho raccontata. Forse è colpa dell’assenza di contatto umano imposto dalla quarantena. Nell’ultimo periodo non è stato facile comunicare con le persone. Non per questo mi aspettavo che avrei finito col raccontare tutto a te.

Fra l’altro, mentre scrivevo questa lettera, ho anche pensato che devi averne sentite tante di storie come la mia, storie di persone arrivate a Brno per questo o quel motivo e poi rimaste più a lungo di quanto previsto. In questo senso la mia storia non ha proprio niente di speciale. Ma tant’è, c’è così tanta bellezza nelle cose normali, non è forse questo il punto?

Brno

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