Dresda 2017 (2/4). Primo contatto

Spesso è nelle zone meno turistiche di una città che il paesaggio urbano rivela il suo lato più autentico. Nel caso di Dresda si tratta di un lato molto socialista. Buongiorno Dresda.

 

Non so bene in che modo parlerò di Dresda in questo e nei prossimi post. Ho avuto la fortuna di scrivere di Dresda in un articolo per il magazine online Nuok, con cui collaboravo [NdA: il magazine ha chiuso verso la fine del 2017]: è stato fantastico. Ci ho messo abbastanza a scriverlo, perché volevo davvero rendere conto della bellezza della città come si è rivelata a me e a Bobby durante il nostro weekend sassone.

Qui vorrei fare la stessa cosa (ovvero, appunto, rendere conto della bellezza della città come si è rivelata a noi), ma l’ultima cosa che voglio è farlo nello stesso modo o usando parole che ho già usato. Quindi andrò un po’ a sentimento, il che vuol dire che magari non descriverò tutto proprio in modo ordinato, come di solito cerco di fare, ma spero che i diversi post, nell’insieme, abbiano comunque senso e forma.

Partiamo dall’inizio. Dresda comprende Altstadt e dalla Neustadt, ovvero la città vecchia e la città nuova. Che, detta così, suona molto lineare, ma invece non lo è. Si dà il caso, infatti, che l’Altstadt di nome sia più recente (per non dire molto più recente) della Neustadt di nome. La prima è in massima parte il risultato della ricostruzione postbellica, mentre la seconda è stata ricostruita dopo un incendio scoppiato verso la fine del Seicento.

Il nostro ostello non era vicino al centro, ma in posizione strategica nella zona della stazione e, comunque, giusto un quarto d’ora a piedi dal cuore dell’Altstadt. Quando siamo arrivate (intorno alle 11 di un gelido sabato di gennaio), era troppo presto per fare il check-in, quindi a lasciar giù lo zaino abbiamo fatto veramente in un attimo. Ci siamo avviate verso il centro, occhi e mani incollati alla mappa di una città ancora sconosciuta e avvolte nel silenzio di un mattino invernale post-venerdì-sera.

Il frammento di muro di Berlino fuori dall’ostello è stato la premessa migliore per girare la città. Era uno di quei blocchi legati all’ultima fase di regime della DDR, quando matrici in cemento armato erano state apposte alla struttura già esistente per scongiurare qualsiasi tentativo di abbatterlo, anche colpendolo con il camion più massiccio.

Abbiamo costeggiato quello che abbiamo identificato come Großer Garten, il parco principale della città. Come abbiamo poi scoperto in tempo reale, la zona di Altstadt a sud della circonvallazione Dr.-Külz-Ring, per quanto meno turistica (i principali punti di interesse e lo stesso centro storico sono tutti più a nord), è quella in cui il paesaggio urgano rivela il suo lato più autenticamente socialista.

Andate a fare un giro in St. Petersburger Strasse e vedrete. E mentre guardate, fate caso all’UFA Kristallpalast, possente esempio di architettura decostruttivista in vetro e cemento, costruito verso la fine del Novecento per la casa di produzione cinematografica tedesca Universum Film AG. Non potete non notarlo: sembra quasi l’abbiano appoggiato lì un attimo sul ciglio della strada e poi se lo siano scordato.

Quanto al Großer Garten, mentre noi eravamo lì era probabilmente la versione ‘foto-in-bianco-e-nero-vissuta-e-sciupata’ di se stesso. C’era così tanta neve, e la neve era così bianca e incessante, che era impossibile dire cosa ci fosse sotto: stavamo camminando sull’erba, sulla ghiaia, sulle foglie o sull’asfalto?

Due edifici che obbediscono alla norma socialista abbastanza alla lettera sono il Deutsche Hygiene Museum e il gigantesco blocco residenziale al civico 5 di Grunaer Strasse. Il Museo dell’Igiene incute abbastanza timore a prima vista, ma la scala cromatica della facciata si intonava alla perfezione con il manto di neve circostante. Mi vergogno un po’ a dire che non l’abbiamo visitato (ci tenevamo un sacco), ma meno di 48 ore per la prima volta in città sono un ostacolo insormontabile per chiunque. LA PROSSIMA VOLTA DI SICURO.

L’edificio residenziale è emblematico degli anni della DDR, quando il regime ostentava in cima alla facciata la scritta ‘Der Sozialismus siegt’ (‘Il socialismo trionfa’), rigorosamente illuminata al neon. Né il neon né la scritta sono più al loro posto, ma datevi qualche secondo per scrutare la parete e vedrete che ci sono ancora tracce di alcune lettere, pezzi di parola qua e là. Forse è vero che certe cose lasciano il segno per sempre.

Quando ho visto il Rathaus (Municipio) in lontananza, con la sua inconfondibile e bellissima statua di Ercole in cima alla torre, ho capito che eravamo arrivate all’inizio del centro storico. In quel momento eravamo ancora dall’altra parte della strada e stavamo giusto passando accanto al Monumento all’Internazionalismo Proletario e alla sede della VEB Kombinat Robotron, la principale azienda di elettronica della Germania Est. Sembrava veramente che a dividere i due lati opposti della strada ci fosse molto più che le sole corsie di St. Petersburger Strasse nel mezzo. Forse non era solo un’impressione.

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