Lapponia 2013 (4/5). Fioche luci verdi nel cielo dell’inverno lappone 

A Rovaniemi ho partecipato a un’uscita notturna per vedere l’aurora boreale. Anche il bagliore più tenue nel cielo lascia davvero senza parole.

 

Quando, verso le 16.30, siamo tornate in hotel, non ci potevo credere che non era ancora finita. Eravamo moderatamente distrutte dopo tutto il camminare, congelare e guidare, eppure sapevamo che non ci saremmo riposate quanto volevamo.

Sì, perché, poco dopo aver prenotato il viaggio per la Lapponia, io e mia mamma ci siamo portate avanti e abbiamo deciso di aggiungere al nostro weekend qualcosa di extra, che ci permettesse di non passare altro tempo con il tour operator o il gruppo con cui saremmo partite.

Quello che sto per raccontare richiede però una breve digressione. Ho scoperto di amare il Nord quando, a 10 anni, ho comprato l’album di figurine ‘Europa’. Ogni pagina era dedicata a un paese e ogni figurina illustrava uno dei luoghi/monumenti/panorami più iconici di quel paese. Quando mi sono imbattuta nelle figurine della pagina della Norvegia, sono rimasta stupefatta dai suoi paesaggi, cieli, natura e animali. Quando poi ho trovato la figurina dell’aurora boreale, ero senza parole. Quelle immagini mi avevano colpito talmente tanto che ancora adesso mi ricordo benissimo sia l’album sia le figurine. Sì, insomma, è così che è iniziata.

Se è vero che in Norvegia d’inverno non ci sono ancora andata (ma so che un giorno succederà), ho pensato che avrei dovuto sfruttare al meglio i pochi giorni lapponi che avevo a disposizione, visto che avevo la fortuna di andarci appunto nella stagione invernale. Per farla breve, quindi, per la seconda sera a Rovaniemi ho prenotato due posti per il ‘tour in macchina e a piedi alla ricerca dell’aurora boreale’, organizzato da un tour operator finlandese.

Rovaniemi

Il pullmino che ci è venuto a prendere fuori dall’hotel ci ha portato (insieme ad altri partecipanti recuperati per la strada fuori da altri hotel in zona) in un negozio sportivo, dove ci hanno consegnato i vestiti pesanti da metterci in vista della lunga permanenza notturna all’aperto.

Non direi che ero ‘entusiasta’ all’idea di fare questo giro, perché sarebbe l’understatement del millennio (secondo solo al considerare Trump un presidente promettente, ma quella resta comunque l’idea peggiore che si possa avere – o almeno lo spero, altrimenti siamo tutti spacciati). Diciamo che, quando la guida mi ha dato i miei vestiti, ero pronta in un istante. Andiamooo.

Appena tutti erano a bordo, sempre più fagocitati dalle loro tute da sci calde e avvolgenti, siamo partiti per andare fuori città. È bastato poco perché le (già piuttosto modeste) luci di Natale fossero sostituite da buio pesto ovunque.

Ricordo di aver guardato fuori dal finestrino e non aver visto nulla se non la (fioca) luce che illuminava la finestra di qualche (sempre più rara) cabina in mezzo agli alberi. A parte quelle, c’erano solo la strada, la neve e il buio.

Il bus ci ha lasciato fuori da una cabina in legno che sembrava in realtà un vero e proprio rifugio di montagna. Ci hanno dato le torce e poi, finalmente, ci siamo incamminati verso la collina più vicina, dove uno stretto sentiero nevoso in salita portava… da nessuna parte, in realtà, anche se, vista la totale assenza di luci artificiali, era impossibile capire se ci fosse qualcosa in zona.

Rovaniemi

Mi sembrava di essere in uno dei posti più remoti di sempre, anche se in realtà non era affatto così: dalla cima della collina si vedeva Rovaniemi in lontananza. Lì dove eravamo, però, era tutto talmente immobile e silenzioso che quasi ci sentivamo degli intrusi, come chi si autoinvita a una festa in cui nessuno si aspetta di vedere quella persona.

Ben presto il sentiero è diventato più ampio e pianeggiante, fino a ricongiungersi con uno spiazzo tutto bianco che, a detta delle guide, era abbastanza buio e isolato da offrire un buon punto di osservazione. ‘Bene, aspettiamo, credo’, mi son detta, mentre una coppia del nostro gruppo sistemava le sue macchine fotografiche giganti su treppiedi altrettanto giganti. Sapevo che, se fosse apparsa l’aurora, non sarei riuscita a fotografarla: la mia macchina fotografica non era (ed è, visto che ad oggi uso ancora la stessa) granché, né avevo un treppiede. Insomma, non avrei potuto fare foto o, se anche ne avessi fatte, distinguerci qualcosa.

Ma non mi importava. Già essere lì era troppo bello per essere vero. Tutti erano zitti con lo sguardo fisso verso l’orizzonte e muovevano rapidamente lo sguardo verso destra, poi verso sinistra, poi di nuovo dritto davanti a loro.

Non ricordo che ora fosse quando ho visto un chiarore appena accennato nel cielo. All’inizio era quasi impercettibile, come l’alone più chiaro nel cielo al crepuscolo. Poi si è fatto più intenso, e la linea dell’orizzonte è stata bruscamente spezzata da braccia protese in avanti che puntavano in su.

Io credo di aver afferrato il braccio di mia mamma. Oddio l’aurora oddio. Poche volte nella vita mi è venuta così istantaneamente la pelle d’oca, poco ma sicuro. La striscia verde luminosa tracciava un arco nel cielo in lontananza. Era come un drappo sontuoso steso ad arte per coprire una parete nera.

Rovaniemi

Per uno che è abituato a vedere le aurore boreali quella che abbiamo visto noi quella notte deve sembrare una roba da poco, il minimo sindacale che si possa riuscire a vedere in una notte di attività magnetica intensa intorno al Circolo Polare Artico lappone. Per me è e resta una delle cose più indimenticabili che ho mai visto in vita mia.

È durata circa 20-30 minuti, forse qualcosa in più. Un attimo l’arco verde fluttuava nel cielo, l’attimo dopo si è fatto più debole. Poi è tornato brillante, tanto che sembrava ce ne fossero due. Poi è tornato a essere uno, stavolta per davvero.

Quando è scomparsa anche la seconda onda, quelli del gruppo che, come me e mia mamma, erano rimasti fuori tutto il tempo sono andati a rifugiarsi nella tenda Sami che c’era a pochi metri dalla nostra ‘postazione’. Nella tenda c’erano un falò scoppiettante e persone gioiose che mangiavano, bevevano e ciarlavano. Fantastico. Avevo ancora i geloni nelle mani e nei piedi, eppure quei dieci minuti nella tenda mi hanno trasmesso un calore (letterale e metaforico) incredibile.

Il viaggio di ritorno è stato liscio e rapido: non abbiamo quasi fatto in tempo a realizzare che avevamo visto un’aurora che già eravamo al negozio a restituire le tute pesanti. Eravamo tutti moderatamente distrutti e assonnati, Ma soprattutto, eravamo tutti piuttosto increduli, sicuramente sconcertati dalla bellezza delle cose. E come biasimarci.

Mi scuso molto per la magra qualità delle foto di questo post. Sono le uniche foto che ho di quella notte e, anche se sono abbastanza povere (per usare un eufemismo), ho deciso di usarle comunque, perché volevo dare un’idea di quanto ci fosse incredibilmente buio, quanto ci sentissimo per questo lontani anni luce da qualsiasi forma di centro abitato e quanto tutto ciò fosse unico e fantastico.

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