Puzzle n. 8. Pensieri da quarantena

‘I Love I Hate I Miss’ [‘Cosa amo, cosa detesto e cosa mi manca’] è uno dei miei ‘slogan’ preferiti. In tempo di quarantena non potrebbe essere più appropriato, tante sono le cose che amo, che detesto e, soprattutto, che mi mancano.

 

20 Mar 2020. Se c’è una lezione di vita che ho imparato nelle ultime due settimane, è che non sono fatta per lavorare da casa. Già lo sapevo, in realtà. Non ho mai chiesto di lavorare da casa, anche se in ufficio possiamo richiederlo due volte al mese. Non ‘funziono’ così. Sono il tipo di persona che si alza al mattino, fa colazione e va al lavoro. Mi piace l’ambiente, mi piace avere intorno persone con cui interagire se e quando devo o voglio. Non troppa interazione, la giusta misura. Mi piacciono le persone con cui lavoro, quindi è facile.

Adesso è tutto diverso. È quasi due settimane che lavoriamo tutti da casa e questo regime andrà avanti per altre cinque-sei settimane nella migliore delle ipotesi.

Il mio ultimo giorno al lavoro è stato l’11 marzo. Era un mercoledì, una giornata come un’altra: tanto da fare, pause caffè e pranzo come al solito, gli scherzi e le chiacchiere che rendono la giornata più bella e luminosa. L’unica cosa inusuale di quel giorno è stato il modo in cui ci siamo salutati io e i miei colleghi. Anziché ‘A domani’, ci siamo detti ‘A lunedì’, perché il giovedì e il venerdì avremmo lavorato da casa. Già lo sapevamo, era stato pensato come banco di prova per vedere se era fattibile lavorare così. Metti che a un certo punto il Coronavirus ci impediva di tornare al lavoro.

Uno ha bisogno di qualche hobby da quarantena

Non ci siamo visti il lunedì dopo. Quel weekend il governo ceco ha imposto norme di quarantena sempre più rigide nel paese: negozi e ristoranti sarebbero rimasti chiusi a oltranza, alle persone sarebbe stato permesso uscire di casa solo per andare al supermercato e così via.

A essere a casa tutto il giorno uno ha tanto tempo per pensare, che è un bene, ma anche non lo è. Sto pensando un sacco. Già pensavo troppo anche senza la quarantena, figuriamoci ora.

O forse sono solo un po’ confusa da quello che sta succedendo, che è senz’altro una delle realtà più incredibili in cui mi sia mai trovata in vita mia. Come molti, anche io sono sempre stata abituata a sentir parlare di situazioni così solo sui giornali. Cose così succedevano in altri posti, non dove vivevo, studiavo o lavoravo io. Sempre altrove, preferibilmente dall’altra parte del mondo. Erano distanti a livello geografico, per cui si percepivano anche come lontane.

 

Stavolta è diverso. Stavolta succede ovunque, per cui succede anche qui, dove vivo e lavoro io. Vedo le cose con i miei occhi. Le poche volte che esco di casa vedo le persone con su le mascherine, i guanti di lattice al supermercato, le sciarpe intorno al viso…

Per lo più hanno le mascherine, soprattutto ora che è diventato obbligatorio indossarle in Repubblica Ceca, per cui non si può né uscire di casa né, tantomeno, salire sui mezzi pubblici senza. Diventerà ben presto un trend, una moda. Alcune persone magari avranno una piccola selezione di mascherine da abbinare ai vestiti.

Se ne vedono già di tutti i tipi e fantasie in giro: di colori sgargianti, a pois (un sempreverde), a forma di animale… Ce n’è per tutti i gusti. Ho un’amica e collega che ha ricavato la sua da una maglietta con la scritta ‘No thanks’ [‘No grazie’], per cui la sua maschera dice letteralmente ‘No grazie’. È molto da lei. Credo che lo sappia.

Fermarsi a guardare il cielo mentre si va al supermercato

Spesso penso a come questa cosa ci cambierà, a come già ci ha cambiato e a come le nostre vite cambieranno quando finirà. Mi chiedo se ci sta insegnando qualcosa su noi stessi e sugli altri: cosa vogliamo davvero dalla vita, cosa conta veramente, chi ci manca per davvero e chi, tutto sommato, non ci manca poi tanto (a volte con nostra grande sorpresa).

Mi chiedo se ci renderà più onesti con noi stessi quando si tratta di dire quello che pensiamo e di dire agli altri cosa pensiamo e proviamo, anziché tenerci tutto dentro come se ci fosse qualcosa di male nel non farlo. Che poi, guardiamoci ora: questa cosa non è certo successa perché abbiamo detto come la pensiamo o cosa proviamo, per cui non può essere così sbagliato farlo.

Mi chiedo come questa cosa stia cambiando me. So che mi sta cambiando, me ne rendo conto. Quanto al ‘dove mi porterà’, cammino nel buio. Non lo so e non credo siamo il momento di farmi questa domanda ora, perché comunque non ho risposte, né saprei dove andare a cercarle.

Penso a come stia cambiando mia mamma, mio papà, le mie nipoti. Mi chiedo cosa pensino le mie nipoti della scuola, perché perfino a loro manca andare a scuola. Non avrei mai pensato che Giulia (la più grande) potesse pensare, perfino ammettere, una cosa del genere in vita sua. Non se l’aspettava neanche lei, mi sa. Penso a come mi sarei sentita io se avessi dovuto affrontare questa situazione quando andavo a scuola. Non dev’essere facile neanche per loro.

 

Penso che mi mancano l’aria aperta, la natura e tutte le gite che già avevo pianificato per le prossime settimane e i prossimi mesi. Oggi è il primo giorno di primavera (l’equinozio è arrivato presto quest’anno), a breve tireremo avanti l’ora e le giornate saranno lunghissime. Ne dovremo passare così tante in casa.

A volte immagino tutte le cose che farò e i posti in cui andrò quando passerà tutto. Mi ci vedo proprio a fare quelle cose e andare in quei posti. Ci penso e non vedo l’ora.

Sempre lo stesso hobby da quarantena

Penso anche che, tutto sommato, in questi giorni ringrazio che mia nonna non ci sia più, così non deve affrontare anche questa, perché magari si porterebbe via anche lei e se ne andrebbe soffrendo. Ricordo quando in ospedale le hanno dovuto mettere il casco respiratorio; non vorrei mai vederla di nuovo così. Per cui se lei e i suoi piccoli polmoni rischiavano di essere esposti a questa cosa, allora è un bene che si sia addormentata come ha fatto quel pomeriggio del 7 aprile di due anni fa.

Penso che, sì, è brutto per me, ma poi leggo dell’Italia, di quel che succede là e mi rendo conto che sono fortunata. Non dico che sono fortunata perché non sono là. Dico che sono fortunata perché al momento la mia famiglia in Italia sta bene, sto bene io e stanno bene tutte le persone a cui tengo qui a Brno, in Europa, in Australia e nel resto del mondo.

Penso che mi trema il cuore a leggere e guardare le notizie sul mio paese natale, quello che stanno passando le persone, le storie di tristezza e sconforto che raccontano ogni giorno, i numeri che crescono, che pare non si fermino mai. E, no, alle famiglie delle vittime e dei malati non gliene frega niente dei livelli di inquinamento ridotti, né di quanto siano azzurre e chiare le acque dei canali di Venezia. Cioè, in un certo senso è bellissimo e meraviglioso. Solo che per tanti non è una consolazione.

 

Penso che mi mancano tutto e tutti della mia ‘solita’ vita, anche le persone che sopporto a fatica, anche le cose che mi fanno arrabbiare ogni giorno più volte al giorno. Perché tutte queste cose e tutte queste persone sono parte della mia vita e, anche se a volte mi lamento, mi piace un bel po’, sempre.

Messaggi delle mie nipoti su Whatsapp

Penso anche che so esattamente chi mi manca di più e, magari, alcune di queste persone (che sono comunque poche) sanno di far parte di questa categoria. Ad alcune lo dico che mi mancano (ce li ho anch’io i miei momenti), ad altre no, perché non posso o perché, come ho detto prima, siamo abituati a non dire quello che pensiamo o proviamo quando temiamo che sia troppo vero o che ci faccia sentire troppo esposti – che poi, cosa vuol dire ‘troppo’?

Magari queste persone lo sanno anche se non glielo dico, o forse questa è solo una storia che mi piace raccontare a me stessa, perché così è più facile sopportare l’idea.

Mi dico che, quando questa cosa finisce, dovrei dire a queste persone quanto mi sono mancate, quanto mi è mancato non vederle e non condividere tutte le piccole cose che siamo abituati a condividere (quasi) ogni giorno.

Magari mi risponderanno che anche io gli sono mancata, insieme alle stesse piccole cose che sono mancate a me. O magari non me lo diranno, ma io glielo leggerò in faccia, per cui lo saprò comunque. E se io non gli sarò mancata non fa niente, perché comunque non cambierebbe quello che ho provato io. Gli dirò comunque che mi sono mancate. Magari glielo dirò una volta in più.

Penso che spero che questa cosa non mi cambi troppo, ma che alla fine non posso controllare tutto. Provo quello che provo, il resto è limitazione danni.

 

Penso che, nonostante tutto, oggi ho comprato terriccio, vasi e semi e domani pianterò semi di peperoncino e travaserò la mia piantina di margherita in un vaso più grande. Così, spero, la piantina di margherita farà i fiori e dai semi di peperoncino crescerà la pianta. Non ho mai avuto il pollice verde, ma ci proverò comunque.

Comunque vada, come dicono in Italia, ‘andrà tutto bene’. A questa situazione ci dobbiamo adeguare, ma non ci dovremmo abituare. Questa non è la vita che conosco e amo, per cui non dirò mai che mi ci sono abituata.

Perché questa cosa deve finire prima o poi. E, quando finirà, saremo pronti a uscire di nuovo. E non avremo paura.

Degenerazione dell’hobby da quarantena

2 Replies to “Puzzle n. 8. Pensieri da quarantena”

  1. Jolanda Bonfanti

    Ciao Tata, dal tuo parse natale ti dico che mi manchi tanto e che riesci sempre a farmi piangere quando ti leggo. Un bacio e un forte abbraccio. Mami

    Reply

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