‘Eye Contact’. Un progetto fotografico

 

It’s still all about eye contact and the danger of making it.
(Z.S., ‘White Teeth’)

 

Insomma, ho fatto un altro progetto fotografico. Questo si chiama ‘Eye Contact’ [‘Contatto visivo’]. È successo tutto molto in fretta. Ero fuori a correre e, di punto in bianco, avevo in mente l’idea. Due giorni e mezzo (e 26 cartoncini A4) dopo, il progetto era pronto.

Andiamo sempre di fretta, corriamo sempre qua-là-ovunque, sempre talmente presi dalla routine di ogni giorno che finiamo con il dimenticarci delle persone che abbiamo intorno. Finiamo con il dimenticarci che ci sono persone ovunque.

Ci dimentichiamo che queste persone le ‘conosciamo’. Magari non bene, ma le conosciamo. Eppure a volte non le vediamo. Siamo troppo presi per fermarci e guardare. Il tempo non basta mai.

Io non sono meglio di nessuno. Anche io sono sempre di fretta. Anche io, più spesso di quanto voglia ammettere, non mi fermo a guardare.

Perciò ho deciso di provarci. Per una volta ho pensato di guardare da vicino le persone che mi circondano. Ho pensato di provare a immaginare chi siano al di fuori del contesto di tutti i giorni: scrivanie bianche e computer, tavoli bianchi da cucina, meeting, messaggi Facebook e via dicendo.

Eye Contact Eye Contact

Ho provato a guardare queste persone e, come ho fatto con la prima edizione di ‘Pictures of You’, ho scelto di descrivere queste persone attraverso una fotografia. E, certo, ovvio che le persone sono molto più complesse di così e non si possono riassumere in uno scatto. Un album intero non basterebbe. Ma è un inizio.

Con le persone che vedo tutti i giorni è stato facile. Le ho riunite intorno a un tavolo in piccoli gruppi e ho dato i libretti ai legittimi destinatari. Il mio momento preferito era il silenzio che seguiva la consegna. Le persone aprivano i libretti e si prendevano qualche minuto per leggere la nota introduttiva. Mentre leggevano, occhi fissi sulla pagina, le guardavo di nascosto, cercando di leggerne le espressioni e immaginare cosa gli passasse per la testa in quel momento.

Con le persone che non vedo tutti i giorni, invece, ho fatto un giro in posta e ho spedito loro i libretti, non potendoglieli dare di persona. Mi piace pensare che il progetto ‘Eye Contact’ ha raggiunto cinque paesi e due continenti.

Eye Contact Eye Contact

Non sono sicura di aver indovinato le descrizioni fotografiche delle persone. Se così è stato, non sono sicura di averci azzeccato con tutti. Ma ci ho provato. E se, guardando la propria foto, qualcuno ci troverà anche il più piccolo pezzetto di sé, ne sarò davvero felice. E grata.

Grata lo sono comunque, perché ho coinvolto queste persone nel progetto a loro insaputa, che magari non suona come una cosa bella, ma invece lo è stata davvero.

Bobby, Cube, Mis, Laura, Michela, David, P, Petr, Adele, Davide, Ire, Salva, Simone, Ali, Pat, Luci, Nizar, Ladi, #Magdi, Mariia, Luis, Zobni, Ken, Andi, Trubi, Robi –

La frase ‘Non ce l’avrei fatta senza di voi’ viene spesso usata a sproposito. In questo caso, però, non saprei proprio cos’altro dire perché, davvero, non avrei mai potuto realizzare questo progetto senza di voi.

Grazie.

Eye Contact

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