Croazia 2019 (1/3). Zagabria: considerazioni preliminari

Era ancora pieno inverno quando ho programmato il mio weekend lungo a Zagabria. Mentre prenotavo i bus da e per Brno, non potevo fare a meno di dirmi: ‘Pensa al caldo che farà a Zagabria a fine aprile!’, ‘Magari riusciamo anche a fare una gita da qualche parte!’, e via dicendo.

Fra l’altro, andare a Zagabria voleva dire andare in Croazia per la prima volta e c’è sempre qualcosa di unico e speciale nel visitare un paese per la prima volta.

Qualche mese e un weekend a Zagabria dopo, queste sono le prime cose che mi vengono in mente mentre mi accingo a scrivere della capitale croata.

Zagabria, Piazza Ban Jelačić

Zagabria, Piazza Ban Jelačić (Trg bana Jelačića)

 

1. Una è una riflessione in generale (perdonate la digressione) ed è questa: pensate a come la primissima immagine di una città in cui andate per la prima volta dipenda, almeno in parte, dal mezzo di trasporto che prendete per raggiungerla.

Se viaggiate in aereo, la abbracciate tutta con uno sguardo. Amo la vista a volo d’uccello dall’alto, scrutare le nuvole da dietro e da sopra e pensare di riconoscere un paese dal profilo della costa. Sembra che l’aereo sorvoli una mappa 3D e ci si rende conto di quanto la Terra sia veramente blu.

Ricordo quando le prime due isole dell’arcipelago faroese sono apparse dal nulla dietro il finestrino; la costa sembrava quasi brillare nel sole di fine pomeriggio. Oppure quando, l’ultima volta che sono andata in Norvegia, l’aereo ha cominciato a scendere verso Molde, tutta coperta di neve come appena colpita da una tempesta di zucchero. Che meraviglia.

Se uno viaggia in treno o bus è un’altra storia. Spesso le stazioni si trovano in città, nei pressi del centro (vedi Lubiana, Oslo o Helsinki) o un po’ più fuori, verso la periferia (vedi Odessa, Vienna Erdberg o la stessa Zagabria).

Se uno viaggia via terra (soprattutto in bus), si avvicina alla città dal basso. Entra nel suo territorio gradualmente, diventa parte di esso e intanto vede come il paesaggio urbano cambia man mano che il bus segue la propria rotta fino al capolinea. Quanto è bella questa cosa?

Zagabria. Ponte sul fiume Sava

Zagabria, ponte sul fiume Sava

 

2. Non ricordo di aver visto niente di assolutamente sconvolgente a Zagabria. In generale, niente mi ha tolto il fiato, niente mi ha lasciato senza parole. Non c’è niente di così unico che uno non possa trovarlo altrove nel mondo. (Non sono – ancora – andata ovunque, ma credo di poter fare questa affermazione con un buon margine di certezza.)

Proprio questo mi è piaciuto di Zagabria: il ‘basso profilo’ del suo paesaggio urbano (con le dovute eccezioni, ovvio). Mi piace il modo in cui lo storico si mescola con il contemporaneo (spesso non nel modo più fluido), sia a livello di edifici istituzionali (tipo il Teatro dell’Opera e l’adiacente Accademia della Musica) sia in altri, più anonimi edifici.

La capitale croata mi ha anche un pochino ricordato sia Brno sia Graz: Brno per l’architettura di certi palazzi e, ovviamente, il lago Jarun (la Přehrada di Zagabria!), Graz per la somiglianza di via Ilica (una delle strade centrali di Zagabria) con Herrengasse (la via principale di Graz).

Quello che ho scritto di Zagabria (che magari ribadirò anche nel prossimo post dedicato) non vuol dire assolutamente che io mi sia fatta un’idea sbagliata della Croazia o che io non ci voglia tornare. Tutt’altro! (Vedi punto 3.)

Zagabria, vista da Gradec

Zagabria, vista da Gradec (parte alta della città)

 

3. Andare a Zagabria mi ha fatto venire ancora più voglia di tornare in Croazia, noleggiare una macchina e guidare verso sud, fino a Dubrovnik. Nel viaggio di ritorno da Fiume a Zagabria il bus ha attraversato un paio di vallate apparse dal nulla, in cui c’erano talmente tanti toni di verde che neanche pensavo potessero esistere tutti insieme.

 

4. Il punto 2 mi ha fatto pensare anche al viaggio in generale. Mi ha fatto pensare alla bellezza del viaggiare, non tanto per visitare posti belli da vedere, ma per andare a scoprire cosa c’è là fuori. Se uno vede ed esplora un luogo, impara a conoscerlo e riconoscerlo. È questo che fa la differenza, è questo il senso del viaggiare.

 

5. Quanto al tempo a Zagabria, diciamo che non è stato proprio come me l’ero immaginato. Il primo pomeriggio, sì, c’era il sole e faceva caldo. Poi le temperature sono crollate e hanno portato nuvole, vento e freddino. L’eccezione è stata il cielo azzurro su Jarun, che meraviglia!

Insomma, basta raccontare cose a caso. È ora di parlare di Zagabria!

Zagabria. Lago Jarun

Zagabria, Lago Jarun

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

due × 1 =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.