Cervia (2/2). Le saline: là dove nasce il sale dolce

Il sabato della visita alle Saline di Cervia il cielo era azzurrissimo e l’aria limpida. Non una nuvola. In realtà faceva un caldo indecente, ma non si può avere tutto, no? Ritirati i biglietti, abbiamo dato un’occhiata alla piccola mostra che ospitava il Centro Visite. Intanto, aspettavamo le guide e gli altri partecipanti al nostro tour.

Quando eravamo tutti lì, sono arrivate le guide, che ci hanno portato nei campi fino al canale. Lì c’erano due barche, pronte a caricarci a bordo. Ci siamo divisi in due gruppi, siamo saliti e siamo partiti lungo il canale.

Il tour in barca dura circa un’ora e mezza e comprende tre parti: il tragitto fino alle saline, il giro attraverso i bacini di sale e il viaggio di ritorno.

A un certo punto, sia all’andata sia al ritorno, i passeggeri devono indossare dei caschi di plastica. La barca deve passare sotto un ponte (veramente) basso, quindi bisogna mettere il casco e accovacciarsi sulla barca, altrimenti si va a sbattere la testa contro il cemento.

Il viaggio in barca dura circa venti minuti e il paesaggio è bello quasi quanto le saline in sé. La barca è talmente bassa che basta allungare il braccio e si tocca l’acqua. Mentre si procede lungo il canale, è possibile vedere erbe e piante caratteristiche dell’ambiente delle saline.

La guida le nomina tutte una per una, e ci fa anche assaggiare le foglie di salicornia, che, come tutto nella zona, è salatissima. Pare che sia molto buona usata (al posto del sale) per cucinare certi piatti. Ogni tanto appare dal nulla qualche uccello (la zona è un paradiso per chi ama il birdwatching), e la guida li nomina tutti uno per uno (come fa a riconoscerli così da lontano?).

Sono basita.

Tutti, però, vogliono sapere se vedremo i fenicotteri. Anche al Centro Visite c’era chi chiedeva dei fenicotteri mentre ritirava i biglietti. In effetti, i fenicotteri sono i volatili più famosi tra quelli che popolano la riserva, e non è così raro vederli durante una visita. A chiunque chiedesse se avremmo visti, la guida dava la stessa risposta: ‘Sì, è possibile vederli, ma non tanto in questa stagione’.

Siamo scesi dalla barca e le saline erano lì davanti a noi. C’erano sei bacini (circa quadrati), tre su ogni lato di un sentiero sterrato. Era come un enorme specchio per il cielo. Senza contare che la superficie dell’acqua era del tutto priva di onde, per cui il riflesso era letteralmente immobile.

Mentre proseguivamo lungo il sentiero la guida ha descritto come si forma il sale, ha spiegato che il fondo dei bacini è ricoperto di limo e ha precisato che ogni coppia di bacini contiene sale a diversi stadi di formazione.

A un certo punto ci ha detto che potevamo andare sulla riva di un bacino, toccare l’acqua e sentirne il sapore sulle dita. La riva era interamente coperta di cristalli di sale. L’acqua sembrava normale acqua, ma al tatto aveva una consistenza densa, quasi oleosa, tanto era alta la concentrazione di sale al suo interno. Era quasi surreale. Ed era salata oltre ogni immaginazione.

La guida ha poi aggiunto che, una volta terminato il processo di formazione, il sale viene raccolto e trasportato su mezzi ad hoc fino alla fabbrica lì accanto, dove viene debitamente pulito e lavorato fino ad ottenere il prodotto finito, ovvero il sale più puro d’Europa.

Il Sale di Cervia (noto anche come ‘Salfiore’) è davvero unico. È chiamato ‘dolce’, anche se in realtà è salato come gli altri tipi di sale. Solo che, a differenza di questi, non contiene minerali amari. È chiamato anche ‘il sale dei Papi’, perché ogni anno il primo sale del raccolto veniva tradizionalmente portato a Roma e donato al pontefice.

Attraversato anche il secondo blocco di bacini, abbiamo notato che c’erano piccole vasche in legno che contenevano sale rosa. Il colore rosa era dovuto alla presenza di piccoli organismi che vivevano nell’acqua. La guida ha raccolto un campione di acqua in una bottiglia di plastica e ce li ha mostrati. Si tratta di minuscoli gamberetti quasi rossi, che, fra l’altro, spiegano anche perché i fenicotteri hanno le piume di colore rosa/arancione intenso. Sì, perché, alla nascita, i fenicotteri sono grigio chiaro ma, poiché si nutrono di questi micro gamberetti, diventano rosa man mano che crescono.

Mentre camminavamo attraverso le saline, il sole è calato rapidamente. Sembrava volesse fondersi con la sua immagine riflessa nell’acqua. Ovunque ci si voltasse, c’era del rosa: il sale, il cielo, il sole, l’acqua e i gamberetti. E poi abbiamo visto i fenicotteri. Uno stormo. Non erano rosa, però: volavano in lontananza, proprio vicino al sole, quindi sembravano sagome di cartoncino nero appena ritagliate. Eppure erano bellissimi.

All’improvviso era il crepuscolo, ed era ora di tornare alle barche. La bambina più molesta dell’universo (che, si dà il caso, era nel nostro gruppo) era lì che tirava sassi nei bacini, anche se le guide avevano chiarito che era severamente vietato farlo, perché i sassi rendevano il sale più sporco. La madre era lì con lei, ma non le diceva niente. Così gliel’ho detto io. E probabilmente entrambe mi hanno odiato, ma chi se ne frega. Le ho detto che la guida aveva detto che era vietato, poi mi sono voltata come se niente fosse e ho raggiunto Bobby, già avanti con il resto del gruppo. Neanche loro potevano rovinare la magia di quel luogo.

Siamo tornati al Centro Visite ancora storditi dalla bellezza (rosa) di tutto. Se penso che abbiamo visto solo una porzione minima dell’intera riserva, non posso fare a meno di pensare quanto ci possa volere a percorrerla tutta avanti e indietro. Magari la prossima volta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

1 × due =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.