Sofia 2018 (3/3). Sofia in un giorno: dove eravamo?

Ancora a Sofia, ovviamente, e in procinto di spostarci dal Bagno Minerale.

 

Parte II: Dal Largo al Palazzo Nazionale della Cultura

Poco oltre raggiungerete il Largo (Ларго), un complesso di tre edifici: il Palazzo Presidenziale, l’Assemblea Nazionale e i grandi magazzini TZUM. L’insieme si distingue nel paesaggio ur-bano, tanto per la sua architettura (che segue i canoni del Classicismo Socialista) quanto per il loro ruolo istituzionale.

Il Palazzo Presidenziale è l’edificio austero con due guardie sempre sull’attenti ai lati della porta.

L’Assemblea Nazionale (Народно Събрание) (Народно Събрание) è il palazzo vagamente triangolare che si affaccia sulla piazza. È lì che prima aveva sede il Partito Comunista Bulgaro (BGP).

I grandi magazzini TZUM, o ‘Grandi magazzini centrali’ (in bulgaro ЦУМ, Централният универсален магазин), si trovano nell’edificio proprio di fianco alle rovine di Serdika. Comprendono per lo più boutique d’alta moda e vendono soprattutto marchi costosi.

Il nome ufficiale del Largo è in realtà Piazza Indipendenza (Площад Независимост). Noterete che la pavimentazione della piazza e dell’area intorno a essa è formata da sanpietrini gialli. Questi ultimi, donati alla città a fine Ottocento per il matrimonio fra il principe Ferdinando di Bulgaria e la principessa Maria Luisa di Bourbon-Parma, vennero poi di fatto utilizzati solo a inizio Novecento. A un certo punto sembrava li dovessero eliminare, invece sono ancora lì e lì resteranno. Contribuiscono a identificare il centro di Sofia, per cui, per quanto siano super scivolosi quando piove, resteranno lì. Io personalmente li trovo abbastanza caratteristici.

Fra l’altro, in piazza Principe Alessandro I (площад Княз Александър I) ‘giallo chiama giallo’ nel punto in cui il colore dei sanpietrini riprende quello dell’ex palazzo reale, l’imponente edificio che occupa quasi per intero uno dei lati della piazza e oggi è sede della Galleria d’Arte Nazionale.

Già che siete in zona galleria, andate a vedere anche il Teatro Nazionale Ivan Vazov (Народен театър “Иван Вазов”), il teatro più antico e forse più importante di Sofia – di sicuro uno fra i tanti che ci sono in città.

Sofia, Teatro Nazionale Ivan Vazov

Teatro Nazionale Ivan Vazov

Da lì potete agilmente arrivare alla Chiesa di Santa Sofia (Света София). Prendete via Georgi S. Rakovski, superate la Chiesa Russa e ve la troverete sulla destra.

Santa Sofia è la seconda chiesa più antica della città, ha una pianta a croce paleocristiana e in origine faceva parte di Serdika.

Fateci caso: la chiesa non ha un campanile. In effetti, quando gli Ottomani presero il potere, l’edificio divenne una moschea e vennero con tanto di minareti. Poi, nel XVIII secolo, due terremoti ne causarono la parziale distruzione e il progetto venne abbandonato. Nell’ambito della ristrutturazione che ebbe luogo successivamente, la campana venne posizionata fuori, su uno degli alberi davanti alla facciata.

È altamente probabile che, a questo punto, la vostra prossima tappa sia l’unica e sola Cattedrale di Alexander Nevsky (Свети Александър Невски).

Il progetto è relativamente recente e risale a fine Ottocento, quando venne costruita per commemorare i soldati russi che presero parte alla guerra russo-turca e posero fine al dominio ottomano.

Di solito i monumenti-simbolo delle città non sono i miei preferiti, ma per questa cattedrale devo dire, veramente: wow. È semplicemente maestosa e bellissima, fuori e dentro, dove candele e lampadari creano un’atmosfera super calda, mentre le tre cupole principali sembrano fondersi l’una nell’altra.

Sofia, Cattedrale di Alexander Nevsky

Cattedrale di Alexander Nevsky

Una dritta utile: è super vietato fare foto, ma se pagate un extra di 10 Leva all’ingresso (che altrimenti è gratuito), vi danno un permesso ad hoc e potete fare tutte quelle che volete per le due ore successive.

(In Santa Nedelya, invece, fare le foto è vietato e basta.)

Se volete provare comunque a ‘rubare’ qualche scatto, sia in Santa Nedelya sia in Alexander Nevsky, fatelo ‘a vostro rischio e pericolo’: i custodi tengono d’occhio i visitatori perché questi non facciano foto (senza permesso), perché gli uomini si tolgano il cappello all’entrata e, in generale, perché rispettino le regole di base.

Se la Cattedrale è il principale monumento religioso di Sofia, la sua controparte ‘profana’ è probabil-mente il Palazzo Nazionale della Cultura, o NDK (Национален дворец на културата, o НДК in bulgaro).

Si tratta di un centro multifunzionale per conferenze ed esposizioni, inaugurato nel 1981 per cele-brare il 1300° ‘compleanno’ della città. Il complesso ospita anche alcuni bar interessanti, tipo il Memento e il Club Peroto.

A prescindere dal fatto che abbiate tempo di entrare nei locali, vorrete senz’altro fare una foto alla scalinata che porta su al Peroto. Il bar è in realtà un caffè letterario, per cui cos’altro poteva sembrare la scalinata se non una pila di libri? È obiettivamente super bella.

 

Parte III: Dritte extra

Va da sé che a Sofia c’è molto più delle (relativamente) poche cose che ho nominato. Tipo l’edificio dell’università, via Rakovski (nota anche come ‘Broadway bulgara’ per via dei suoi tanti teatri), chiese che non ho potuto cancellare dalla mia lista, parchi che non ho avuto tempo di visitare, ponti che non sono riuscita ad attraversare, il monte Vitosha (!!) e via dicendo.

Insomma, ho potuto solo parlare di luoghi e monumenti che ho visto e/o visitato in prima persona.

C’è, però, un’ultima cosa che tengo a dire, ed è questa: fate caso alla street art di Sofia. È pratica-mente ovunque e non vorrete perdervela. Parola mia.

Sofia, street art

 

Giusto un paio di cose

Come ho detto più volte, non ho visto che una piccola parte di Sofia, per cui qualsiasi conclusione deve essere considerata soggettiva e parziale.

Se c’è una cosa che mi ha sicuramente colpito della città, è l’identità incredibilmente multiforme che tradisce – che, ovviamente, vuol dire anche contraddittoria. Ha i suoi lati negativi, ma rivela anche un patrimonio culturale ricchissimo.

Da un lato, le contraddizioni sono sotto gli occhi di tutti. Da un lato di via Vitosha ci sono boutique di moda e grandi firme. A uno sguardo più attento, però, ci sono anche senzatetto, mendicanti, cani e gatti randagi qui e lì, sia per strada sia in metrò. È una grande città, non è la prima.

Dall’altro, le contraddizioni risultano da un sostrato culturale complesso, che fa anche rima con ‘variegato’. Prendete la piazza della Tolleranza, dove quattro chiese di quattro credo religiosi diversi condividono la stessa piazza, quale efficace promemoria di qualcosa di più grande e migliore. (Più facile a dirsi che a farsi, ma questa è un’altra storia.)

Le quattro chiese (come anche altri edifici, monumenti e zone) sono anche una sorta di riassunto di periodi chiave della storia della città: i Romani, gli Ottomani, gli ebrei (parzialmente) sfuggiti alla deportazione negli anni Quaranta e l’influsso sovietico, che magari contribuisce a spiegare perché le matrioshki sono (ancora) esposte nei negozietti della metropolitana.

Sofia

E poi, mentre andavo in giro per Sofia, non potevo fare a meno di pensare quanto è bella di notte la città. Se vagate un po’ a zonzo per le strade secondarie e poi sbucate su un boulevard, guar-date in su mentre camminate e fate caso agli edifici maestosi e imponenti che incorniciano la strada. Quelli, uniti al buio e al silenzio, fanno la strada perfetta per tornare a casa.

Se uno va a Parigi, Londra o Roma, magari gli torna abbastanza facile trovare e riconoscere quel che è ‘tipicamente’ francese, inglese o italiano.

Se uno va a Sofia (o in altre capitali meno ‘gettonate’), magari non c’è niente in particolare che colpisce come ‘strettamente bulgaro’. Ci sono pochi monumenti di riferimento noti ai più. D’altra parte, questi non possono bastare a dare un’idea di cosa è davvero ‘tipicamente’ bulgaro. Ciò fa sì che il visitatore occasionale difficilmente colga l’effettiva identità urbana della città.

Ma invece, forse l’identità urbana di Sofia è effettivamente davanti agli occhi del turista fin da principio, solo che la mescolanza di strati storici e culturali su cui è costruita la città fanno sì che difficilmente si possa dare alla città un’etichetta uniforme e universale.

O forse, è proprio quello il punto.

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