Norway 2012 (1/3). Hurtigruten: preliminary remarks

[Italian version below]

This series of posts is a kind of lengthy TBT, a sort of ‘from-the-archives’ contribution on one of Norway’s most iconic and traditional elements: the Norwegian Coastal Express, aka the Hurtigruten.

I won’t be dwelling on the huge amount of Hurtigruten-themed fun facts available. Like, did you know it was founded in 1893? And its first journey ever was from Trondheim to Hammerfest? And it operates 365 days a year, and it still plays its original passenger- and cargo-role, but grew increasingly tourist-oriented, which also explains the increasing comfort, if not luxury, of its services and interiors? Okay, enough with the digression for now.

I’ve been on four Hurtigruten voyages so far, and they all date back to 2011 and 2012. I always instinctively reject luxury in any of its forms. In fact, luxury and comfort are not the reasons I repeatedly chose to travel by Hurtigruten. I chose to do that because:

1. The Hurtigruten is objectively a Norwegian institution by definition and, however ‘cruise-like’ it might have become (in the most touristy sense of the word), it does retain a feel of its traditional, original role.

2. It allows for objectively amazing landscape-watching experiences. I mean, seriously. The views from the Hurtigruten deck take your breath away. You’re standing there, and beauty is everywhere.

3. At times the Hurtigruten makes it more convenient to go from A to B than if you travelled by land, mostly due to the Norwegian super long and super jagged coastline. I have yet to experience the complete journey from Bergen to Kirkenes and back (seriously, I love how the Hurtigruten sails almost the entire length of the country, over 4,000 km), but I guess it makes for a unique voyage in so many ways (potential cabin fever/’Shining-like’ syndrome included – and I don’t mean to downplay the idyllic scenery evoked by my previous remark).

So yes, I’ve been meaning to put together a number of Hurtigruten-related memories I still remember as fondly and vividly as if the events they refer to had occurred yesterday, or a couple of hours ago. Partly it’s because I truly can’t wait to go back to Norway, and often, when you think about some place you’d like to go back to, you inevitably grow nostalgic about it. Partly it’s because, though I’m aware that I’ve already written (extensively) about my third, fourth and fifth trips to Norway, I’m also willing to share with myself (and anyone equally willing to read about it) a bunch of memories from the year before. True as it might be that ‘third time’s a charm’ (which at some level it was), when it comes to Norway and to the time I’ve spent there so far, well, it has been a charm since the very start. So how could I possibly not want to talk some more about it.

 


 

Norvegia 2012 (1/3). Hurtigruten: considerazioni preliminari

Questa serie di post è una specie di prolisso ‘ritorno al passato’, una sorta di contributo ‘dagli archivi’ su uno dei punti di riferimento più iconici e simbolici della Norvegia: il servizio di traghetti postale norvegese, altrimenti noto come Hurtigruten.

Non mi dilungherò più di tanto a parlare delle tante curiosità legate all’Hurtigruten. Tipo, lo sapevate che è stato fondato nel 1893? E che il suo primo viaggio è stato da Trondheim a Hammerfest? E che circola 365 giorni l’anno, e ancora svolge la sua funzione originale di trasporto passeggeri e merci, anche se è ormai sempre più a misura di turista – il che spiega anche il comfort, per non dire il lusso, dei servizi che offre e degli interni? Okay, sto divagando.

Ho fatto quattro viaggi in Hurtigruten finora, tutti fra il 2011 e il 2012. Detesto il lusso in tutte le sue forme. E infatti non è sicuramente per motivi di comfort e lusso che ho scelto di viaggiare in Hurtigruten. L’ho scelto perché:

1. l’Hurtigruten è obiettivamente un’istituzione in Norvegia, per definizione, e, per quanto con il tempo abbia acquisito alcuni tratti della crociera ‘al servizio del turista’, mantiene ancora in parte la sua funzione tradizionale di partenza.

2. Permette di vivere esperienze incredibili a livello di contemplazione del paesaggio. Seriamente, non scherzo. La vista dall’Hurtigruten toglie il fiato. Tu sei lì, così, e c’è bellezza ovunque.

3. A volte è più facile andare da A a B con l’Hurtigruten che via terra, soprattutto per via della costa norvegese, lunghissima e frastagliata. Non l’ho ancora mai fatto il viaggio completo di andata e ritorno da Bergen a Kirkenes (dai, è bellissimo che l’Hurtigruten costeggi il paese quasi in tutta la sua lunghezza, per oltre 4.000 km), ma deve essere veramente un’esperienza unica in tutti i sensi (sindrome ‘da Shining’ inclusa – e non lo dico per sminuire l’immagine poetica evocata dalla mia frase di prima).

Insomma, è da un po’ che ho in mente di mettere insieme momenti e frammenti dei viaggi in Hurtigruten che ancora ricordo come se fossero successi ieri o un paio d’ore fa. Un po’ è perché non vedo l’ora di tornare in Norvegia e, si sa, spesso quando si pensa a un posto in cui si vorrebbe andare, si finisce con l’averne nostalgia. Un po’ è perché, anche se mi rendo conto di aver già scritto (parecchio) di quando sono stata in Norvegia la terza, quarta e quinta volta, mi fa piacere condividere con me stessa (e con chiunque abbia voglia di leggere) anche qualche ricordo dall’anno prima ancora. Se è vero che ‘tre è il numero perfetto’ (che, in un certo senso, lo è stato), quando si parla della Norvegia e del tempo che ci ho passato, beh, tutto è sempre stato perfetto anche se non lo è stato. Come potrei non volerlo raccontare.

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