Dresden 2017 (1/4). Preliminary remarks

You know how sometimes you’ve never been to a city, yet you sort of half feel half expect that you will like it enormously when you visit it? With Dresden that’s exactly what happened to me.

I mean, I know that in my case it may sound like this very pattern repeats itself with (almost) every place I visit from scratch, I will concede that. But really, with Dresden there is a specific episode that explains why I was really keen to see it for myself.

I must have been in either primary or middle school. We were studying World War II and, of course, my textbook (alongside the majority of history textbooks) included a photo of Dresden before and after, i.e. the city razed to the ground by British and American soldiers and the city rebuilt anew in the post-war years and decades.

Those photos stuck with my 10-year-old self, and I remember thinking that the old Dresden must have been beautiful in the old days, but that the new Dresden looked equally fascinating.

A zillion years and a weekend later, I now know that to anyone remotely familiar with the Saxon city, the labels ‘old Dresden’ and ‘new Dresden’ are not strictly referred to the past and the present respectively. As a matter of fact, they are the two halves that, put together, mark the very identity of today’s Dresden, which, were it a book, may rightfully (and dickensianly) be called Two Tales of One City. And I loved every chapter.


Dresda 2017 (1/4). Considerazioni preliminari

Avete presente quando, pensando a una città in cui non siete mai stati, già vi immaginate e vi aspettate che vi piacerà un sacco quando ci andrete? Ecco, a me questa cosa è successa con Dresda.

Mi rendo conto che nel mio caso sembra che io dica sempre la stessa cosa di (quasi) tutti i posti in cui vado per la prima volta. Lo so. Ma è vero che con Dresda c’è un episodio ben preciso che spiega perché tenessi tanto ad andarci.

Ero probabilmente alle elementari o alle medie. Stavamo studiando la Seconda Guerra Mondiale e, ovviamente, il mio libro di testo (come la maggior parte dei manuali di storia) include una foto di Dresda prima e dopo, ovvero la città rasa al suolo dai bombardamenti degli Alleati e la città ricostruita negli anni e decenni postbellici.

Già al tempo quelle foto mi sono rimaste un sacco in mente. Ricordo di aver pensato che la Dresda pre-guerra doveva essere splendida, ma che anche quella post-guerra mi affascinava un sacco.

Una vita e un weekend dopo, mi rendo conto che, per chiunque conosca un minimo la città sassone, le etichette di ‘vecchia’ e ‘nuova’ non corrispondono rispettivamente al passato e al presente in senso stretto. Sono piuttosto le due metà che, assemblate, formano l’identità stessa della Dresda di oggi, che, se fosse un libro, potrebbe a buon diritto (e ‘dickensianamente’) essere nota come Due racconti di una città. A me sono piaciuti tutti i capitoli.

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