Norway 2015 (6/6). Afterword

[Italian version below]

I spent in Kristiansand the equivalent of a long weekend or so, yet those few days were a powerful reminder of why I keep going back to Norway, and will always be going back there, and will never get enough of it, and maybe-hopefully one day I will be living there.

I couldn’t go in 2014, because I was busy elsewhere in summer, after which I had exams in September. That partly explains why I’d been so utterly eager to go back to Norway in 2015.

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I think every person has, more or less consciously stored in some secluded corner of their brains, a clear, vivid image of something. It can be anything, really. The point is not the subject of that image; it’s the image itself and what it stands for.

One might not know that that image is there, until one comes across something that kind of strikes a chord, and one realises one was ‘meant’ to come across it at some point, so one sort of ‘recognises’ it, even though one is seeing it for the first time.

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Well, to me Norway does the trick. I’d wanted to go to Norway since I was ten, and when I first went there and saw its landscapes and its nature, I felt like those were the most faithful representation of the idea of landscape and nature I had stored in some secluded corner of my brain. Except, they were real.

 


 

Norvegia 2014 (6/6). Epilogo

Il tempo che ho passato a Kristiansand è circa l’equivalente di un weekend lungo, eppure quei pochi giorni sono bastati a ricordarmi perché continuo ad andare e riandare in Norvegia e perché continuerò a farlo senza mai averne abbastanza e forse, chissà, un giorno ci vivrò.

Non ci sono potuta andare nel 2014, perché in estate dovevo andare da un’altra parte e poi a settembre avevo gli esami. Il che spiega in parte perché veramente non vedessi l’ora di andarci nel 2015.

A volte penso che in un angolo della mente ognuno abbia, più o meno consapevolmente, un’immagine chiara e nitida di qualcosa. Può essere qualsiasi cosa: non è tanto importante il soggetto dell’immagine in sé, bensì quello che essa rappresenta.

Magari uno non sa che quell’immagine è lì, finché non si trova davanti qualcosa che lo colpisce, che in qualche modo gli fa realizzare che prima o poi ‘doveva’ imbattersi in quel qualcosa, quindi è un po’ come se lo ‘riconoscesse’, anche se lo vede allora per la prima volta.

A me la Norvegia fa questo effetto. Ci volevo andare da quando avevo dieci anni e, quando ci sono andata la prima volta e ne ho visti il paesaggio e la natura, ho pensato che quelli norvegesi erano la rappresentazione più esatta dell’idea di paesaggio e natura che avevo sempre avuto da qualche parte nella mente. Con la differenza che erano reali.

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