Norway 2015 (4/6). Sunday trip to Odderøya and Bragdøy

[Italian version below]

After two whole days of mainland Kristiansand, Sunday was all about islands, namely Odderøya and Bragdøy. They couldn’t be more different from one another. Odderøya is fairly large and separated by the city by the (narrow) Gravane canal. It’s so close to the mainland that you barely realise you’re accessing an island as you cross one of the bridges connecting it to the city. Bragdøy is a tiny little island a bit further off the coast where, apart from a few cabins and a cafe, there is nature and nature only.

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We went to Odderøya first thing in the morning, because we wanted to have a walk along the coast and see what the city looked like from the other side. Soon after crossing the bridge, we cut through the trees to find an access to the coast, and there it was. The sun was already high, even though it was between 9 and 9.30 in the morning, the sky was cloudless and the water was incredibly transparent. Wow, no wonder they call it ‘Norwegian Riviera’. I don’t think I’ve ever dipped my feet in such warm Norwegian waters.

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We sat on the rocks for a good 30 minutes before returning to the mainland in good time to board the first ferry to Bragdøy, the actual destination of our Sunday trip. Admittedly, of all the islands of the archipelago, we picked Bragdøy for no specific reason. When looking up ferry timetables the night before, the MS Bragdøya ferry timetable was the first we came across, and because it fitted well with our schedule for the day, we thought we’d pick Bragdøy.

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I’ve no idea what other islands and islets of the Norwegian Riviera look like, but I can say quite confidently that Bragdøy is a tiny little marvel in itself. Plus, it was the opposite of touristy, which made it even more appealing to me.

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As we got off the ferry, we saw dozens of Norwegians waiting to get on board and return to Kristiansand. They all carried backpacks, tents and portable fridges. A few of them even had amps and guitars. There must have been something going on the night before, like a music event or something, so a fairly large proportion of the local population (families with kids included) spent their Saturday night partying on the island. They were now heading back to town, sleepy and loaded with bags and the few beers left from the previous night.

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After getting hold of a map of the island and having the blackest coffee at the cafe, we left the crowd behind, and picked our trail. There were three of them marked on the map: yellow, red and blue. We chose to follow the blue trail, which ran all along the perimeter of the island.

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A little longer than an hour, and we were done. ‘Well, that was quick’, I thought. And we even kept a fast pace the whole way, as we feared it might take hours to return to the beginning of the trail. Oh the irony.

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So much beauty in such a small-sized stretch of land. From above, Bragdøy must look like a green clump encircled by rocks. The trail goes through the forest, with occasional openings toward the coast, which is rugged and beautiful. But you can easily leave the trail anytime, and head toward the rocks, and see for yourself how unspoilt nature really is one of those things that make you feel like there’s still hope in this world.

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You will probably notice private boats moored off the coast or at some unspecific point of the shore. Also, if you’re as lucky as we were with the weather, you won’t fail to wonder at the sharpest contrast between the dark, neat shadow cast over the trail by the leafy trees, and the white, almost blinding light cast over the rocks by the sun, which also made the water look even bluer than it already was.

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To be continued…

This post also appeared on the website Norway Traveller on 21 February 2017. Click here to have a look 😉

 


 

Norvegia 2015 (4/6). Gita domenicale alle isole di Odderøya e Bragdøy

Dopo due giorni pieni di terraferma, la domenica ci siamo dedicate ad alcune fra le tante isole vicino a Kristiansand, in particolare Odderøya e Bragdøy. Queste due isole non potrebbero essere più diverse fra loro. Odderøya è abbastanza grande e divisa dalla terraferma dallo (stretto) canale Gravane. È talmente vicina alla terraferma che a fatica ci si accorge di essere arrivati su un’isola quando si attraversa uno dei ponti che collegano Odderøya a Kristiansand. Bragdøy è una piccola isoletta un po’ più al largo della costa, in cui ci sono qualche cabina, un bar e tanta, tanta natura.

La mattina siamo andate subito a Odderøya: volevamo fare un giro lungo la costa e vedere come appariva la città dal mare. Attraversato il ponte, abbiamo tagliato attraverso gli alberi per cercare un accesso alla costa, che fortunatamente abbiamo trovato abbastanza in fretta. Il sole era già alto, anche se non erano neanche le 9 e mezza, il cielo era azzurro e l’acqua incredibilmente trasparente. Wow, non mi stupisce che la chiamino ‘Riviera norvegese’. Non credo di aver mai bagnato I piedi in acque norvegesi tanto ‘tiepide’.

Siamo rimaste lì una buona mezz’ora, prima di tornare sulla terraferma in tempo per prendere il primo traghetto per Bragdøy, vera meta della nostra gita della domenica. Devo ammettere che non c’è un motivo ben preciso per cui, fra tutte le isole dell’arcipelago, abbiamo scelto proprio Bragdøy. Quando abbiamo guardato gli orari dei traghetti la sera prima, abbiamo visto che quelli del traghetto MS Bragdøya si incastravano particolarmente bene con la nostra tabella di marcia, e voilà.

Non ho idea di come siano le altre isole e isolette della Riviera, ma posso dire con un buon margine di certezza che Bragdøy è un piccolo gioiello. Fra l’altro, di turisti non c’era quasi traccia, cosa che l’ha resa ancora più interessante ai miei occhi.

Quando siamo scese dal traghetto, abbiamo visto decine di norvegesi lì sul molo, in attesa di salirci a loro volta per tornare a Kristiansand. avevano tutti grandi zaini, tende da campeggio e borse frigo. Alcuni avevano anche chitarre e amplificatori. Probabilmente c’era stato qualche evento particolare la sera prima, tipo festival di musica o simili, per cui molti residenti nella zona (incluse famiglie con bambini al seguito) avevano passato il sabato notte sull’isola. E ora tornavano in città un po’ assonnati, carichi di borse e delle poche birre avanzate la notte prima.

Dopo aver recuperato una mappa dell’isola e aver bevuto il caffè più nero della storia, ci siamo lasciate alle spalle la folla e abbiamo guardato i percorsi. Ce n’erano tre: giallo, rosso e blu. Abbiamo scelto quello blu, perché consentiva di fare tutto il perimetro dell’isola.

Poco più di un’ora e avevamo finito. ‘Sarò breve!’, ho pensato. E pensare che siamo anche andate a passo svelto tutto il tempo per timore di metterci ore a tornare al punto di partenza. Che ridere, a pensarci adesso.

Tanta bellezza in così poco spazio. Dall’alto Bragdøy deve apparire come una superficie verde circondata da rocce. Il sentiero attraversa la foresta e si apre qua e là sulla costa, tutta un po’ frastagliata e bellissima. Ma si può deviare dal percorso in qualsiasi momento per guardarsi intorno e vedere come la natura incontaminata sia, davvero, una di quelle cose che ti fanno recuperare un po’ di fiducia nel mondo.

Probabilmente vi capiterà di vedere imbarcazioni private ormeggiate al largo della costa o da qualche parte sulla riva. Se poi vi va di lusso con il meteo, vi stupirà il netto contrasto che c’è fra la parte in ombra, disegnata dagli alberi, e le rocce, quasi bianche, tanto sono illuminate dal sole, che fa sembrare l’acqua ancora più blu.

Continua…

Questo post è apparso anche sul sito Norway Traveller il 21 febbraio 2017. Premete qui per dare un’occhiata 😉

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