Norway 2015 (3/6). To Jegersberg and Beyond

[Italian version below]

Hiking around the Jegersberg hiking area with my Mum counts as another one of my favourite memories of Kristiansand. I don’t think she’s ever been as tired as she was after those eight hours solid around Jegersberg. She really is my hero.

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The walk to the start of the trail was sightseeing in its purest form. We left our hostel early on Saturday morning, so the streets were empty and silent but for the occasional street cleaner and early bird. We walked down Dronningens gate, across the bridge over the Otra river, and through the Lund borough. We followed Østerveien road until… well, until Østerveien was no more. Where to now? But just when we thought we’d got lost even before starting our hike, we spotted a trail and a sign hidden behind the leaves: Jegersberg. Yaay.

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The Jegersberg trail would probably make anyone feel at peace with the world and with themselves. It takes roughly five to ten minutes to forget everything urban. Nor does it take long for the trail to grow steeper. And utterly breathtaking.

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There was this specific point, where the trail overlooked a lake. Except, you could barely see the surface of the water, as it was almost entirely covered in water lilies. I can positively say that I’ve never seen as many water lilies as I saw in the Kristiansand area.

Apparently we liked that spot a lot, because soon after we left it to walk on we got lost, asked for directions, but probably failed to make the right turn and, after hiking for another twenty minutes in what we thought was the right direction, we found ourselves in exactly the same spot. Oh come on, seriously.

Then there was another spot, a bit further on, where the trail overlooked another lake, this time without water lilies, but equally stunning and peaceful.

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Shortly after coming across that lake we got to a fork, at which point we intentionally left the main trail so as to reach a tiny little beach downhill. Again, it was all silent and still but for the crashing of the waves against the shore. ‘The sound of silence’ is a thing, I thought.

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It started raining around lunchtime. (Tip: don’t ask yourself if it will start raining at some point, ask yourself directly when it will start raining. You’ll spare yourself a question.) We were truly ravenous by then, but we were lucky enough to find a trunk bench along the way, partly sheltered by leafy trees, so we thought we’d have lunch there. We sat on the bench, and happily retrieved our sandwiches from our rucksacks.

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Two sandwich bites later, we looked up and saw two giant cows staring at us. They had been grazing behind the (very thin) rope marking the field across the trail, but the trail was very narrow, so it was like they were standing right in front of us. Okay, just act like they’re not there.

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After a third bite, we looked up again: they’d got closer. Then closer. Then closer. I couldn’t really say whether they were staring at us or they couldn’t take their eyes off of our sandwiches. Either way, they were massive. I’m not exceptionally familiar with cows’ behaviour, but really, they looked more angry than friendly. So we thought eating our lunch while walking was not a bad idea, after all.

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It kept raining for as long as we stayed around Jegersberg. There was another lake, then more woods, then a lake (this time with water lilies), then woods. We only bumped into a total of ten to twelve people the whole time we were in the area. It was almost surreal.

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Then, suddenly, we were back to square one and the hike was over. Mum was truly knackered, plus it was still raining, so she headed straight back to the hostel. As for myself, I thought I’d be happy spending some more time around my favourite Verven spot.

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This post first appeared on the website Norway Traveller on 6 January 2017. Click here to have a look 😉

 


 

Norvegia 2015 (3/6). Fino a Jegersberg e oltre

L’escursione con mia mamma nella zona di Jegersberg è un altro dei mei ricordi preferiti di Kristiansand. Non credo lei sia mai stata tanto stanca quanto lo era dopo otto ore consecutive in giro per Jegersberg. È un’idola.

Per arrivare all’inizio del percorso abbiamo fatto un giro turistico perfetto. Siamo partite abbastanza presto al mattino dall’ostello, solo che era sabato, quindi le strade erano un deserto di silenzio rotto solo dal netturbino di turno e da qualche passante mattiniero. Dopo aver percorso Donningens gate e passato il ponte sull’Otra, abbiamo attraversato il quartiere Lund lungo la via Østerveien fino a che… Østerveien era finita. E adesso? Ma proprio quando abbiamo temuto di esserci perse ancor prima di cominciare, abbiamo intravisto un cartello nascosto tra le foglie: Jegersberg. Evvivaaa.

Il sentiero di Jegersberg riuscirebbe probabilmente a far sentire chiunque in pace con il mondo e con se stesso. Bastano fra i 5 e i 10 minuti per lasciarsi completamente alle spalle la città. E più o meno altrettanti perché il sentiero si faccia più ripido. E meraviglioso.

A un certo punto il sentiero passa accanto a un lago, la cui superficie si vede a malapena, dal momento che era quasi completamente coperto di ninfee. Posso dire con un buon margine di certezza di non aver mai visto tante ninfee quante ne ho viste a Kristiansand e dintorni.

Deve esserci piaciuto parecchio quel tratto, perché quando, poco dopo aver proseguito, ci siamo perse e abbiamo chiesto indicazioni, abbiamo probabilmente sbagliato sentiero. Risultato? Dopo una ventina di minuti buoni in quella che pensavamo essere la strada giusta, ci siamo ritrovate esattamente nel punto di partenza. Seriamente.

Poi, un po’ più avanti, siamo passate accanto a un altro lago, stavolta senza ninfee, ma ugualmente bellissimo e tranquillissimo.

Subito dopo aver superato quel lago, siamo arrivate a un incrocio e lì abbiamo intenzionalmente fatto una deviazione per raggiungere una spiaggetta in fondo a una discesa. Anche lì era tutto fermo e silenzioso: si muovevano solo le onde sulla riva. ‘Il suono del silenzio’ esiste, mi son detta.

Ha iniziato a piovere intorno all’ora di pranzo. (Consiglio: non chiedetevi se inizierà a piovere, chiedetevi direttamente quando succederà. Vi risparmierete una domanda.) Fra l’altro, avevamo una gran fame. Abbiamo trovato una specie di panchina-tronco sotto gli alberi lungo il sentiero, riparata dalla pioggia, e abbiamo pensato di mangiare lì. Perfetto. Ci siamo sedute e abbiamo preso i panini dagli zaini.

Tempo due morsi e abbiamo notato che c’erano due mucche giganti che ci fissavano. Stavano brucando l’erba nel prato dall’altro lato del sentiero, che era separato da quest’ultimo da un (sottilissimo) cordino. Solo che il sentiero era stretto, quindi era come se fossero proprio lì davanti a noi. Ok, facciamo finta di niente.

Dopo un terzo boccone, abbiamo guardato ancora: si erano avvicinate. Poi si sono avvicinate ancora di più. Poi di più. Non so se stessero davvero fissando noi o i nostri panini. In ogni caso, erano gigantesche. Io non ho tutta ‘sta gran familiarità con le mucche, però obiettivamente, sembravano più arrabbiate che amichevoli. Alla fine abbiamo pensato che, tutto sommato, mangiare mentre camminavamo non era una brutta idea.

Non ha mai smesso di piovere. Abbiamo passato un altro lago, bosco, lago (stavolta con ninfee) e bosco. In tutto avremo incrociato sì e no una decina di persone. Era quasi surreale.

Poi, all’improvviso, ci siamo trovate al punto di partenza e avevamo finito il giro. Mia mamma era veramente distrutta e intanto ancora pioveva, così lei è rientrata in ostello. Io ho pensato che sarei passata di nuovo dal mio punto di osservazione preferito in Verven.

Questo post è apparso per la prima volta sul sito Norway Traveller il 6 gennaio 2017. Premete qui per dare un’occhiata 😉

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