Lapland 2013 (3/5). Santa Claus 2.0 and Thomas the Reindeer

[Italian version below]

Santa Claus 2.0

Too soon did our snowmobile drive come to an end, and I had to get off my own shiny black vehicle and be okay with that. It took me a while to realise I had actually driven a snowmobile through the Finnish taiga, and everything had gone smoothly, and I hadn’t made any crucial mistakes that resulted in my Mum and me disappearing into fresh snow (which did happen to a couple from our group!), and we’d make it safe and sound to the end of the tour.

As we returned our helmets to the guides, we diligently marched down a snowy path that led to a snowy open space with a few wooden fenced areas and a large Sami tent.

‘Oh my God that’s so utterly beautiful and amazing’, I said to myself as soon as I could appreciate the vastness and whiteness of my surroundings. Again, it took me a while to fully grasp the beauty and uniqueness of the landscape, where more bare trees looked like they’d been pencil-drawn by a kid, and the whitish light of late morning made everything glisten.

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My moment of bewilderment was abruptly interrupted by one of the guides, who solemnly stated that ‘Off we go now!’. There’s a reason I hate package tours.

I can’t quite tell how or why, but I found myself alone with Giulia, and with her little friend and her mother (who also joined us on the trip), while my Mum was elsewhere in the area with Marti and my sister (who, needless to say, also joined us on the trip).

The guide showed us and other people from our group to a tiny little wooden house in the woods. We diligently followed them (again, not sure why, but right then that looked like a sensible thing to do – plus, they weren’t too happy about group members not obeying their orders) and went in. It was one of the cosiest, warmest rooms I’d ever seen, and sitting on a wooden bench was… Santa Claus? Again?

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I really thought the overall amount of Santa-related stuff I had collected in the previous hour or so would be more enough for a lifetime. Under normal circumstances I’d have probably gone straight for the door handle, and fled. But hey, I HAD JUST DRIVEN A SNOWMOBILE, which meant everything was perfect and great and yaaay. So I stayed, and went along with the zillionth Santa meetup, and it was actually nice. In fact, it was very nice.

The kids went over to him one or two at a time, and took (more) photos with him. I managed to stay out of the photo by volunteering to take photos of Giulia with him, and then of Giulia with Santa and her little friend. All in all, this ‘intimate’ encounter was so much better than the ‘official meeting’ at Santa’s official residence. Enough with the Santa stuff now, though, I want more taiga.

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Thomas the Reindeer

After leaving Santa’s cabin, we went back to the open space with the Sami tent, where we learned we’d be going on a sleigh tour with reindeersAnd of course I love reindeers.

We took turns, as there weren’t enough reindeers for everyone (!), so Giulia and I volunteered to wait for the last round, and so did Mum and Marti.

Instead of waiting in the cold, we visited the Sami tent, which turned out to be a round-shaped oasis of warmth and cosiness. There were wooden logs that formed benches for guests, a central roundish area where bonfires were probably lit at night or when it was particularly cold. And there were tiny little paper cups neatly placed on a low, wooden table, filled with three different flavours of hot tea. They were all equally delicious and heartwarming. I think I had three cups of each flavour, and still counting.

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Thankfully, at that point we were summoned for the tour, which turned out to be one of the sweetest experiences I’ve ever had. Our reindeer was Thomas, a lovely, funny-looking reindeer with the softest, warmest look. I’ve always liked reindeers a lot, but really, after meeting Thomas in Lapland (which, the way I worded it, sounds like all but a sleigh tour with a reindeer – but really, I’m still talking about the reindeer) I like them even more.

The sleigh ride lasted for some 20-25 minutes, during which Thomas clicked his feet as if to some rhythm only he was familiar with. Apart from that, and the imperceptible sound of the sleigh being dragged on the snowy ground, all was utterly and completely quiet. And white. It was ‘qwhite’. And stunning beyond words.

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Every now and then the reindeer from the sleigh behind ours (whose name I don’t remember) would catch up with us, and walk a few steps next to us. At some point he noticed Giulia and me sitting in the sleigh, and bent over as if to look at us closely. He was so funny and beautiful. Giulia was scared he would hurt us, but really, she loved him too. Even today, she remembers that reindeer very well, and sometimes she asks me if I also remember ‘the reindeer that got so close to us while we were dashing through the snow in Lapland?’.

All in all, I’m well aware that, of all the things I did on that day (and there was a whole lot of them), most of them were arranged specially for us, and lacked the somewhat ‘authentic feel’ I like so much about things. Still, in the case of the snowmobile ride and of the sleigh ride with Thomas I’m more than willing to make an exception.

 


 

Lapponia 2013 (3/5). Babbo Natale 2.0 e la renna Thomas

Babbo Natale 2.0

Il giro in motoslitta è finito troppo presto. Era già ora di scendere dal mio bolide fiammante e dovevo farmene una ragione. Mi ci è voluto un attimo per realizzare che avevo guidato una motoslitta nella taiga finlandese e che non avevo fatto disastri né errori fondamentali che facessero sprofondare me e mia mamma nella neve fresca (cosa successa invece a una coppia del nostro gruppo!). Eravamo arri-vate a fine giro sane e salve. Una volta restituiti i caschi alle guide, abbiamo percorso un sentiero innevato che portava a un piazzale innevato in cui c’erano alcuni recinti di legno e una grande tenda Sami.

‘Oddio quanto è tutto incredibilmente bello e indescrivibile’, mi sono detta rendendomi conto di quanto tutto fosse bianco e immenso intorno a me. Ancora una volta ci ho messo un attimo a realizzare la meraviglia assoluta del paesaggio: sembrava che gli alberi spogli fossero stati disegnati a matita da un bambino, mentre la luce vagamente bianca della tarda mattinata faceva sembrare tutto brillante.

I miei cinque minuti di silenzio estasiato sono stati bruscamente interrotti da una delle guide, che ci ha solennemente invitato a muoverci. C’è un motivo se non mi piacciono i viaggi organizzati.

Non ricordo come, sta di fatto che mi sono ritrovata sola con Giulia, la sua amichetta e la mamma di quest’ultima (anche loro due in viaggio con noi). Mia mamma era altrove con Marti e mia sorella (pure partita con noi, naturalmente).

Alcune guide hanno indicato a me e altre persone del nostro gruppetto una casetta in legno nel bosco. Le abbiamo diligentemente seguite (ancora non ricordo bene perché, forse perché non sapevamo dove andare – senza contare che non gli piacevano tanto i membri del gruppo che prendevano troppa iniziativa) e siamo entrate. Era una delle stanze più calde e accoglienti che io abbia mai visto e, seduto su una panca di legno c’era… Babbo Natale? Ancora?

Pensavo che la quantità di ‘Babbo Natale’ che avevo accumulato nell’ora precedente mi sarebbe bastata per la vita. A quel punto, in condizioni normali probabilmente avrei preso la porta e me ne sarei andata. Il fatto è che, invece, AVEVO APPENA GUIDATO UNA MOTOSLITTA, quindi era tutto bello e perfetto e evvivaaa. Così sono rimasta e mi sono prestata all’ennesimo incontro con Babbo Natale, che in realtà è stato bello. Anzi, è stato molto bello.

I bambini si sono avvicinati uno o due per volta e hanno fatto (altre) foto con lui. Io sono riuscita a scamparla proponendomi di fare la foto a Giulia con Babbo Natale e la sua amichetta. Tutto sommato, questo incontro più ‘intimo’ è stato di gran lunga più bello rispetto all’’incontro ufficiale’ nella sua vera e propria casa. Adesso, però, basta Babbo Natale: voglio altra taiga.

La renna Thomas

Lasciata la cabina di Babbo Natale, siamo tornati al piazzale con la tenda Sami. Lì ci hanno detto che avremmo fatto un giro in slitta con le renneMa io amo le renne!

Abbiamo fatto a turno, perché non c’erano abbastanza renne per tutti (!), così io e Giulia e mia mamma e Marti ci siamo offerte di aspettare l’ultimo giro.

Anziché aspettare lì al freddo, siamo andate a visitare la tenda Sami, che si è rivelata essere una vera e propria oasi di calore tanto letteralmente quanto metaforicamente. C’erano ceppi di legno che facevano da panchine per gli ospiti, uno spazio al centro in cui, quando c’era buio o particolarmente freddo, venivano probabilmente accesi i falò. Su un tavolo basso in legno c’erano poi dei bicchierini di carta con tre varietà di infusi caldi. Erano tutti ugualmente buoni e super caldi. Credo di averne bevuti tre per tipo, forse di più.

Per fortuna proprio in quel momento ci hanno chiamato per fare il giro in slitta, che considero una delle cose più tenere che io abbia mai fatto. La nostra renna si chiamava Thomas: era adorabile, buffa e dallo sguardo incredibilmente intenso. Mi sono sempre piaciute un sacco le renne, ma da quando ho incontrato Thomas in Lapponia (che, mi rendo conto, detta così sembra io stia parlando di tutto fuorché di un giro in slitta con una renna – ma invece sto ancora parlando della renna) mi piacciono ancora di più.

Il giro in slitta è durato circa 20-25 minuti e per tutto il tempo Thomas è andato avanti a camminare come se seguisse un ritmo tutto suo. A parte quello e a parte il suono impercettibile della slitta tra- scinata sul suolo innevato, tutto era perfettamente calmo. E bianco. E incredibilmente meraviglioso.

Ogni tanto la renna che trainava la slitta dietro la nostra ci raggiungeva e camminava proprio accanto a noi. A un certo punto ha visto me e Giulia nella slitta e si è chinata come per osservarci da vicino.  Giulia aveva paura che potesse farci qualcosa, ma in realtà le è piaciuto un sacco, tanto che, ogni tanto, ancora mi chiede se mi ricordo della ‘renna che ci è venuta così vicino mentre eravamo sulla slitta in Lapponia’.

Nell’insieme mi rendo conto che, di tutte le cose che ho fatto quel giorno (e ne ho fatte un bel po’), molte sono state preparate ad arte per noi e mancavano un po’ di quella vena autentica che tanto amo trovare nelle cose. Nel caso del giro in motoslitta e del giro in slitta con Thomas, faccio più che volentieri un’eccezione.

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