Norway 2016 (8/9). The remains of myself and how to not say goodbye

[Italian version below]

I knew that Trondheimsfjord and Bymarka in two days was a lot to ask of myself, but I couldn’t help myself and made the most of both of them. Which was utterly and completely amazing and extraordinary, but left me unable to walk and move properly for the following 48 hours. My muscles were sore beyond imagination.

This explains why I spent the whole of my last day in Trondheim walking and moving in slow motion. Anywhere I went, I went in slow motion. I took photos in slow motion, crossed the street in slow motion and carried my luggage in slow motion. I climbed the stairs and walked uphill in extremely slow motion. I even ate and drank in slow motion.

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First thing in the morning, I dragged myself (in slow motion, that is) to Kristiansten Festning, Trondheim’s fortress. The walk is nice and short, and takes you to the very top of a hill.

The fortress building looks almost too perfect to be real, but it is, in fact. Built toward the end of the 17th century, it’s a blinding white cube with small, oval windows dug in its thick walls. Its dark roof looks like a lid carefully placed on its top. The building was erected on high ground and is surrounded by green grass.

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Its thick bastions were originally to protect it against enemy attacks, and now provide the visitor with a beautiful 360-degree view of Trondheim. I mean, the view is truly stunning. Plus, I was there quite early in the morning, so it was very peaceful and silent, which made it look even more solemn.

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After walking back downhill, I was able to make it to the Ringve Music Museum. The exhibition of musical instruments is truly unique. In fact, I wonder if any other music exhibits can even remotely compare with the Ringve collection. During the visit, I learned about the existence of instruments I’d never seen or heard of before, so much so that I genuinely asked myself whether it was me or they were actually peculiar themselves.

The main room displays an unimaginable amount of instruments in chronological order. The smaller room includes displays of instruments and objects that can be used to play music, classified by world region. Some of them you can even go and play yourself! That was fun.

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I had a bit of a shock when I saw that one display case contained a small drum, two super tiny cymbals and… two Nokia 3310 mobile phones. LOL. When Nokia 3310 was launched, it was the latest and most coveted model. Now it’s on display in museums. God, I must be old.

I made to walk back into town, when I noticed that the coast (aka the fjord) was very close to the Ringve site, so I thought I’d go back to the city centre via the coastal trail. I found myself on a small quiet beach with a stretch of sand among the rocks. ‘I could do with a break’, I thought.

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Suddenly it hit me: ‘I’ve been here before!’

I’d walked past that beach only 48 hours earlier, while returning from Væesholmen. I even took photos of this exact spot (here’s a reminder). It was Korsvika beach! Except, 48 hours ealier the weather had been so crappy that I could barely tell I was the same place. It was now sunny and warm, the sky blue and cloudless, the sea also blue and warmed by the sun. When enthusiasm subsided, I took more photos, then slumped on the rocks and fell asleep.

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After the timeliest power nap, I ate my sandwich and trudged back to the centre. There I spent a couple of hours wandering about and sitting on all Trondheim benches. Yes, that’s how knackered I was. But I was even able to take the photo of the Bryggen from the old bridge with the blue sky.

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At some point, I knew I had to go back to the hostel to collect my bag and head toward the station. So I thought: ‘Let’s just get this over with’.

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I sat at Ravnkloa watching a beautiful sunset for as long as I could, until I knew I had to go to the station. I wasn’t sure how I could possibly say goodbye to Trondheim, so I thought I wouldn’t. This way we’d have something pending, and I’d have to be back and sort it out at some point.

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Norvegia 2016 (8/9). Quel che resta di me e come non salutare

Lo sapevo che il Trondheimsfjord e la Bymarka in due giorni erano troppo, ma non potevo non andarci e vedere più che potevo di entrambi. E infatti è stato fantastico e meraviglioso, anche se mi ha lasciato del tutto incapace di muovermi e camminare come una persona normale per le 48 ore successive. Mi facevano male anche muscoli che non avevo mai saputo di avere.

Il che spiega perché ho passato tutto l’ultimo giorno a Trondheim camminando e muovendomi al rallentatore. Nei posti che ho visto ci sono arrivata al rallentatore. Ho fatto le foto, attraversato la strada e trascinato il mio bagaglio al rallentatore. Ho fatto le scale e le salite mooolto al rallentatore. Ho anche mangiato e bevuto al rallentatore.

La mattina, per prima cosa, mi sono trascinata (ovviamente al rallentatore) alla fortezza di Kristiansten, la fortezza di Trondheim. La passeggiata è breve e tranquilla e porta dritti dritti sulla cima di una collina.

La fortezza è una costruzione talmente perfetta da sembrare finta, invece è verissima. Costruita verso la fine del XVII secolo, è un cubo bianchissimo con piccole aperture ovali scavate nelle spesse pareti, mentre il tetto scuro sembra un coperchio accuratamente poggiato sulla cima. È stata eretta su un terreno rialzato che si trova proprio in mezzo al prato.

I suoi bastioni, che inizialmente dovevano proteggere la fortezza contro gli attacchi nemici, ora garantiscono al visitatore una bellissima vista a 360 gradi su Trondheim. Cioè, è bellissimo. Fra l’altro, ero lì al mattino abbastanza presto, quindi c’erano una pace e un silenzio che davano alla fortezza un aspetto ancora più solenne.

Scesa dalla collina, sono riuscita ad arrivare al Museo della Musica (il Ringve). La sua mostra di strumenti musicali è veramente incredibile. Davvero, mi chiedo se ci sono collezioni simili anche da qualche altra parte. Al Ringve ho scoperto l’esistenza di strumenti che neanche avevo mai sentito nominare prima, tanto che mi sono veramente chiesta se ero io il problema o se effettivamente molti erano piuttosto particolari.

Nella sala principale è esposta una quantità incalcolabile di strumenti musicali in rigoroso ordine cronologico. La stanza più piccola comprende invece strumenti e oggetti, divisi per regioni del mondo, che possono comunque essere usati per produrre suoni. Alcuni sono lì pronti per essere suonati! Super divertente.

Ho avuto un mezzo colpo quando in una teca ho visto che c’erano, insieme a un piccolo tamburo e due piccoli piatti, anche… due Nokia 3310. LOL. Quando è arrivato sul mercato, il Nokia 3310 era il cellulare più moderno, quello che tutti volevano. Cavolo, sono un bel po’ vecchia.

Mentre stavo per avviarmi verso il centro, ho notato che la costa (ovvero il fiordo) era vicinissima al Ringve, così ho pensato di tornare in città passando di lì. Mi sono ritrovata su una spiaggetta tranquilla con un fazzoletto di sabbia incastrato fra le rocce. ‘Una pausa ci sta un sacco’, mi son detta.

All’improvviso ho realizzato: ‘Ma io qui ci sono già stata!’

Ero passata di lì solo 48 ore prima, mentre tornavo da Væesholmen. Avevo anche fotografato esattamente la stessa spiaggia (ecco un promemoria). Era la spiaggia di Korsvika! Solo che 48 ore prima il tempo era talmente orribile che era dura capire che si trattava dello stesso posto. Adesso faceva caldo, c’erano il sole e il cielo senza nuvole e anche il mare era di un blu intenso e brillante. Quando si è placato l’entusiasmo, ho fatto ancora qualche foto, poi sono crollata sulle rocce e mi sono addormentata.

Dopo il pisolo della vita, ho mangiato il mio panino e mi sono ritrascinata verso il centro, dove ho passato un paio d’ore a vagare senza meta e a sedermi su tutte le panchine di Trondheim. Sì, ero così stanca. Ma sono riuscita a fare la foto al Bryggen dal ponte vecchio con il cielo sereno.

A un certo punto mi sono convinta che prima o poi sarei dovuta tornare all’ostello a recuperare il bagaglio e poi dirigermi verso la stazione. ‘Senti, fallo e non pensarci più’, mi son detta.

Sono rimasta seduta a Ravnkloa a vedere il tramonto (bellissimo) più a lungo che ho potuto, finché non era davvero ora di andare in stazione. Non sapevo bene come salutare Trondheim, così ho deciso di non farlo. Così, avrei avuto qualcosa in sospeso e avrei saputo di doverci tornare almeno un’altra volta.

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