Norway 2016 (9/9). One-way ticket to Bygdøy and back

[Italian version below]

I don’t remember anything from the Trondheim-Oslo night train journey, the reason being that I SLEPT THE WHOLE TIME. The man sitting next to me had a sulky look on his face when around 6.40am we slowly entered Oslo station. He mustn’t have slept well. ‘Feel you’, I would have usually thought. Not this time, though!

I had breakfast in a cosy cafe in Karl Johans gate. Then I went to see the usual spots I like visiting when I’m in Oslo: the gardens around the Royal Palace, the City Hall (yes, again), and Akersgata (which deserves a post of its own).

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Then what? My shuttle bus to Rygge airport wouldn’t leave until 2.20pm, so I had something like five hours before heading to the bus station. I could go back to Vigeland park, I though. Or I could go to the ferry terminal and have some rest. Or I could go back to Akershus.

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Or, I could go to some place I’ve never been before. I arrived at the ferry terminal behind the City Hall, sat and pondered. I turned to have a look around and find inspiration, and the fact that a ferry to Bygdøy peninsula was leaving in five minutes, and I’d never been on any day trips around Oslo meant that boarding that ferry was the right thing to do. Yay!

Bygdøy peninsula is equally popular with locals and tourists. Locals usually go the seaside in Bygdøy, where many have or rent a cottage or a cabin, and off they go to one of the beaches located on the peninsula.

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The spot where the ferry stops, though, probably coincides with one of the most touristy spots in the city, i.e. some of Oslo’s most popular museums.

As you get off the ferry, you can’t fail to notice a number of buildings that stand out due to their non-ordinary shapes. They are, amongst others, the Folk Museum, the Viking Ship Museum, the Fram Museum, the Kon-tiki Museum and the Maritime Museum.

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I have yet to visit all of them (SHAME ON ME), but then, truth be told, I hadn’t been to Bygdøy at all before.

‘I could go now’, I said to myself, when I saw the museums were so close to the ferry stop.

But I didn’t want to visit them in a rush. I mean, I love ship/maritime and folk museums. I wanted to see them when I knew I had as much time as the visit would require. So nope, not today. But oh, how tempting it was.

I resolved to go to the beach instead. I could have some rest, as I still had sore muscles from the fjord + Bymarka combo.

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Huk beach was around 1.5km from the ferry stop. If I walked nonstop to and from the beach, I’d have plenty of time to spend at the beach.

The walk to Huk was incredibly smooth. I only had to ask for directions once, after which I was pretty much there. It was a glorious day: dry, sunny and warm. Oslo, look at you!

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The beach was very crowded! In fact, it was probably the largest and most crowded Norwegian beach I’ve ever seen. I had a stroll along the coast. There must have been a ferry stop around here at some point in the past, I thought, when I saw a small concrete dock and a rusty ‘Oslo’ sign.

After a while I mustered up the strength to make my way to the ferry stop. It didn’t take long to realise I wasn’t as confident about which way to go. I soon reached a fork in the road I had no memory of. Bloody hell.

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Okay let’s just walk straight down the main road.

Wrong!

This road doesn’t look familiar at all. 

5… 4…

Maybe over there!

3… 2…

Er… not really, no.

1…

FUCK, I’M LOST. PLEASE NOT NOW.

I had no idea where to go or how to get back toward the museums. I had no idea where the museums were.

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I asked a kind lady for directions. What she said sounded very convincing right then, but then I only ended up walking around a block of houses and I was back to square one. I had no clue how far I was from the ferry stop.

I asked again, and the people I asked gave me exactly the same directions as the old lady but they happened to add the following tiny little detail: ‘Once you’re at the top of the hill, take the path on the left among the trees, OFF THE MAIN ROAD’. Which tiny detail the woman had failed to mention. How do you NOT mention a path on the left among the trees??

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As I’ve said more than once, all’s well that ends well. I got back to Oslo centre in good time to buy lunch, retrieve my bag from the lockers inside the bus station, and even wait for my bus.

So that’s it, I guess, Norway. Goodbye until next time, and everything, the usual stuff.

Until next time. Mind you, it’s not a threat. It’s a promise.

 


 

Norvegia (9/9). Biglietto di sola andata e ritorno per Bygdøy

Non ricordo assolutamente nulla del viaggio notturno in treno per Oslo e il motivo è che HO DORMITO TUTTO IL TEMPO. Il tizio seduto vicino a me aveva un’aria un po’ arrabbiata quando, verso le 6.40 del mattino, il treno è entrato in stazione. Forse non aveva dormito bene. ‘Ti capisco’, avrei pensato di norma. Ma non questa volta!

Ho fatto colazione in un baretto super carino in Karl Johans gate e poi sono andata a rivedere i soliti posti da cui passo quando sono a Oslo: i giardini intorno al Palazzo Reale, il Municipio (sì, di nuovo) e Akersgata (che merita un articolo a sé stante).

E poi? Il mio bus partiva per l’aeroporto di Rygge solo alle 14.20, quindi avevo tipo cinque ore libere per stare in giro. Potrei tornare a Vigeland Park, ho pensato. Oppure potrei andare al molo dei traghetti e riposarmi un po’. O ancora, potrei tornare alla fortezza di Akershus.

Oppure potrei andare in un posto in cui non sono mai stata. Quando sono arrivata al molo dei traghetti, mi sono seduta e ho cominciato a pensare. Mentre mi guardavo intorno in cerca di ispirazione, ho notato che c’era un traghetto per la penisola di Bygdøy che partiva proprio cinque minuti dopo. Il fatto che fosse lì proprio in quel momento e il fatto che non fossi mai stata a fare giri a Oslo fuori città voleva dire che salire su quel traghetto era la cosa da fare. Sìì!

La penisola di Bygdøy è una meta popolare tanto per i turisti quanto per i norvegesi. I norvegesi di solito ci vanno per andare al mare: magari a Bygdøy hanno una cabina o un cottage per le vacanze, e poi lì ci sono diverse spiagge.

Il punto in cui ferma il traghetto, però, coincide con uno dei punti più turistici di Oslo, ovvero la zona in cui si trovano alcuni fra i suoi principali musei.

Nello scendere dal traghetto non si possono non notare alcuni edifici dalla forma strana. Questi sono, fra gli altri, il Museo Folkloristico, il Museo delle Navi Vichinghe, il Museo Fram, il Kon-tiki e il Museo Marittimo.

Devo ancora vederli tutti (E ME NE VERGOGNO), ma a dir la verità non ero proprio neanche mai stata a Bygdøy prima.

‘Potrei andarci ora’, mi sono detta, quando ho visto che i musei erano così vicini alla fermata del traghetto. Ma non volevo visitarli di corsa. Adoro i musei marittimi e folkloristici e volevo vedere quelli di Oslo quando sapevo che avrei avuto tutto il tempo di girarli con calma. Ergo, non oggi. Anche se mi tentava così tanto.

Alla fine ho deciso di andare in spiaggia. Così avrei potuto riposarmi ancora un po’, visto che ero ancora mezza distrutta dopo la due giorni fiordo + Bymarka.

La spiaggia di Huk era a circa un chilometro e mezzo dalla fermata del traghetto. Se avessi camminato a e da Huk senza perdermi in gloria, avrei avuto anche un po’ di tempo da passare alla spiaggia.

All’andata tutto è andato liscio. Ho giusto chiesto indicazioni una volta e poi praticamente sono arrivata. Era una giornata veramente meravigliosa: sole e caldo secco. Oslo, guarda che bella sei.

La spiaggia era super affollata! Senz’altro la spiaggia norvegese più grande e più affollata che avessi mai visto. Ho fatto due passi lungo la riva, dove a un certo punto mi sono imbattuta in un molo in cemento e in un cartello un po’ vecchio con la scritta ‘Oslo’. Doveva essere una fermata del traghetto a un certo punto.

Alla fine sono riuscita a trovare la forza di avviarmi verso la fermata del traghetto. Non ci ho messo molto a capire che non sapevo bene da che parte andare, tanto che al primo bivio non sapevo che strada scegliere. Perchééé.

Okay, tengo la strada principale, vai.

Sbagliato!

Questa strada non mi è per niente familiare.

5… 4…

Forse là!

3… 2…

Ahem… no, non proprio.

1…

CAZZO, MI SONO PERSA. TI PREGO, NON ORA.

Non avevo la più vaga idea di dove andare per tornare verso i musei. Non avevo idea di dove fossero i musei.

Ho chiesto indicazioni a una signora gentile, che è stata anche molto convincente, ma invece sono finita con il girare intorno a un isolato e ritrovarmi al punto di partenza. Non sapevo neanche quanto mancasse alla fermata del traghetto.

Ho chiesto di nuovo ad altre persone, che mi hanno dato le stesse indicazioni che mi aveva dato la signora, ma che hanno casualmente aggiunto un piccolo dettaglio: ‘Quando sei in cima alla collina, prendi il sentiero sulla sinistra attraverso gli alberi, che DEVIA DALLA STRADA PRINCIPALE’. Piccolo dettaglio che la signora si era scordata. Come puoi NON nominare un sentiero che devia dalla strada in mezzo agli alberi??

Come ho detto più volte, tutto è bene quel che finisce bene. Sono tornata in centro a Oslo in tempo per procurarmi il pranzo, recuperare il bagaglio dal deposito della stazione e perfino aspettare il bus.

Ci siamo allora, Norvegia. Ti saluto fino alla prossima volta eccetera eccetera, il solito.

Fino alla prossima volta. E non è una minaccia. È una promessa.

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