Norway 2016 (2/9). Killing time in sunny Oslo

[Italian version below]

As I got off the train in Oslo station, I could hardly believe that only 48 hours earlier I’d been presenting my dissertation in Forlì and, shortly after that, graduating, i.e. officially bringing to an end the academic chapter of my life. I’d carefully planned this graduation solo escape for months. I wanted to go to Norway and I wanted to go on my own. I needed a few days with my own self as only companion. It’s not the best company I could ask for, but once you get used to it it’s not the worst either. I could make do with myself.

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I wish I could have gone all the way up north again, as I had in 2012. I wish I could have picked Alta, Hammerfest, Honningsvåg, and travel as far as Knivskjellodden. I couldn’t, though, as I couldn’t afford too much money and time off*. I had to pick one city, and be based in that city as I visited the area. There was no doubt – not even a shadow: I’d be going to Trondheim.

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The flight to Oslo was on time, and so was the shuttle train running between Gardermoen airport and the city centre. As I left Oslo station, I headed straight for Karl Johans Gate. I knew exactly where I was going. Whenever I’m in Oslo and have time to kill, I end up spending some time at the ferry terminal behind the City Hall. I sit on the ground by the water, and look at the fjord. I have Akershus, the fortress, on my left, and the Promenade on my right. I don’t care how crowded it is, I go and find my spot.

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This time I had five hours to kill in Oslo before my night train to Trondheim, I was in dire need of a spot of my own. And I was lucky, because it was the opposite of crowded by the terminal. In fact, I seemed to have timed my arrival exceptionally well. Almost all tourists had gone, the sky was cloudless and the sun still high at 7.30 in the evening. It was great to feel the chilly air on my face after days and weeks of crappy humid weather.

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I spent what felt like hours on a bench by the water, basking in the sun, looking at seagulls chasing breadcrumbs, staring at the sky and the sea. Wow, this could go on forever, I thought. Which was exactly when I realised I soon had to head back to the station. Except, I turned left where I usually go straight, and found myself at the back (or is it the front?!) of the City Hall. Wow. The buildings around it formed a perfect circle that made the square look like an amphitheatre.

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I love it when you go back to a city you’ve already visited multiple times, yet you still come across unknown spots or angles that leave you standing open-mouthed in the middle of the pavement.

See you in a few days, Oslo. A couple of hours, and I’ll be heading north.

* One day I will, though. Yes I will.

 


 

Norvegia 2016 (2/9). Aspettando nel sole di Oslo

Quando sono scesa dal treno a Oslo, non potevo credere che solo 48 ore prima avevo discusso la tesi a Forlì e mi ero laureata, mettendo fine al capitolo accademico della mia vita. Avevo pianificato molto bene la mia piccola fuga post-laurea. Volevo andare in Norvegia e volevo andarci da sola. Avevo bisogno di qualche mese in giro solo con me stessa. Non è la compagnia migliore che uno possa sperare di avere, ma una volta che ci si abitua non è neanche la peggiore di sempre. Potevo farcela a sopportare me stessa.

Sarei voluta tantissimo andare molto più a nord, come avevo fatto nel 2012. Avrei voluto fare Alta, Hammerfest, Honningsvåg, e arrivare fino a Knivskjellodden. Ma non potevo: non avevo né I soldi né il tempo necessari*. Dovevo scegliere una città e restare di base lì, andando in giro nella zona. Non ho avuto dubbi, neanche per un istante: sarei andata a Trondheim.

Il volo per Oslo è stato puntuale e così anche il treno che collega Gardermoen e il centro. Uscita dalla stazione, ho preso direttamente Karl Johans gate. Sapevo esattamente dove andare. Quando sono a Oslo e devo ingannare il tempo, finisco sempre al molo dei traghetti che c’è dietro il Municipio. Mi siedo per terra vicino all’acqua e guardo il fiordo. A sinistra ho la fortezza di Akershus, a destra la Promenade. Non importa quanta gente c’è, vado lì e trovo un mio angolino.

Stavolta dovevo passare cinque ore a Oslo prima di prendere il treno notturno per Trondheim, quindi avevo molto bisogno di un angolino. E mi è andata bene, perché il molo era tutt’altro che affollato. Neanche a farlo apposta, ero arrivata nel momento migliore. Quasi tutti i turisti erano già andati via, il cielo era sereno e il sole ancora alto alle 7 e mezza di sera. Era un piacere sentire dell’aria fresca in faccia, dopo giorni e settimane di afa orribile.

Ho avuto la sensazione di restarci per ore lì sulla panchina a bearmi del sole, guardare i gabbiani che beccavano le briciole e guardare il cielo e il mare. Wow, potrei star qui all’infinito, ho pensato. Che è proprio quando mi sono resa conto che era quasi ora di tornare in stazione. Solo che, anziché andare dritto all’incrocio, come faccio di solito, ho svoltato a destra e mi sono ritrovata sul retro (o quello è il ‘di fronte’?) del Municipio. Wow. I palazzi lì intorno formavano un cerchio perfetto che faceva somigliare la piazza a un anfiteatro.

È bellissimo tornare in una città che si è già vista più volte, eppure scoprire angoli e posti sempre nuovi, che ti lasciano lì a bocca aperta sul marciapiede.

Ci vediamo fra qualche giorno, Oslo. Fra un paio d’ore me ne vado un po’ più a nord.

* Un giorno lo farò. Eccome se lo farò.

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