Bavaria 2016 (4/4). Afterword

Leaving Andi’s place was like leaving a house we’d first seen 48 hours earlier and had felt like home for the past 47 hours and a half.

As the three of us left with Trubi, a violent storm hit hard for about half an hour, soon followed by one of the brightest explosions of pink I’ve ever seen. It didn’t last long, but it was unique: the clouds toward the horizon looked like they had no mass, like they had suddenly turned into pink mist.

Saying goodbye to Trubi was as hard as it had been with Andi, but none of us are the weeper type, so we cut it short. We all cherish the Italy-Bavaria corridor and are keen to take good care of it.

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Apart from the fact that I can’t wait to go back to Bavaria, and truly hope it will happen some time soon, there is one thing above all that I couldn’t possibly ever forget, and that’s the incredibly warm welcome we received from Andi’s family.

When we returned to his place after watching the sunset, the table was set in the patio, Andi’s parents sitting at table, waiting for us. Dinner was delicious. Andi and his Mum alternatively cooked for us throughout the weekend, made sure we had our own room and bathroom, and showed us around the house, which, as anyone else would tell, emanates warmth and love in its simplest yet more authentic form.

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As for Trubi, he drove through Munich at rush hour only to pick us up at the station, so Bobby and I wouldn’t have to wait for the next train, and the three of us would be arriving together in Samerberg. Then, he drove us back to Munich in the evening, after which he still had another hour-and-a-half drive back to his place in Regensburg.

It’s always great to be in touch with Andi and Trubi, and be able to see them at least once or twice a year. And it’s always great, after spending time together, to invariably think, how lucky we are that we can call them friends.

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Baviera 2016 (4/4). Epilogo

Andare via da casa di Andi era un po’ come lasciare un posto visto per la prima volta 48 ore prima e che ti veniva spontaneo chiamare ‘casa’ da 47 ore e mezzo.

Appena siamo ripartite con Trubi, è venuta giù una pioggia torrenziale tremenda per una buona mezz’ora. Poi, in un attimo, un pezzo di cielo è diventato un’esplosione rosa. È durata poco, ma era incredibile: le nuvole verso l’orizzonte sembravano senza massa, polverizzate in una foschia cangiante.

Salutare Trubi non è stato meno difficile, ma a nessuno di noi piacciono i piagnistei, quindi l’abbiamo fatta breve. Tutti e cinque amiamo il corridoio italo-bavarese abbastanza da prendercene cura come merita.

Tralasciando il fatto che non vedo l’ora di tornare in Baviera e spero succederà presto, c’è una cosa sopra ogni altra che non potrò scordare mai, ed è l’accoglienza incredibilmente calorosa che abbiamo ricevuto dalla famiglia di Andi. Quando siamo rientrati dopo aver visto il tramonto, nella veranda abbiamo trovato la tavola apparecchiata e i genitori di Andi lì seduti ad aspettarci. La cena era deliziosa.

Andi e sua mamma hanno cucinato per noi tutto il weekend, ci hanno dato una stanza e un bagno tutti nostri e ci hanno portato in giro per casa. Casa che, come direbbe chiunque ci è stato, emana calore e amore nella sua forma più semplice e autentica.

E che dire di Trubi, che ha attraversato il centro di Monaco all’ora di punta per venire a prenderci in stazione, così io e Bobby non dovevamo aspettare i treni successivi e arrivavamo a Samerberg tutti e tre insiem. E che poi ci ha portato di nuovo a Monaco, prima di farsi un’altra ora e mezzo di viaggio per arrivare a Regensburg.

È sempre bello sentire Andi e Trubi e riuscire a incontrarci con loro almeno una o due volte l’anno. Ed è ancora più bello, dopo aver passato un po’ di tempo con loro, pensare, ogni volta, che fortuna avere due amici così.

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