Lithuania 2016 (10/10). The Ninth Fort

[Italian version below]

The time we didn’t spend around the centre was spent at the Ninth Fort Museum, a 19th-century fortress that was alternatively used as prison, torture camp, and extermination camp by the Lithuanians, the Nazis and the Soviets.

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The visit is absolutely worth the bus journey, which was not the smoothest of all times. Ok that was partially due to the refurbishment of the bus station, which meant we didn’t know where the bus to the Ninth Fort would stop. Also, we didn’t know which bus drove to or near the museum.

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Long story short, we found ourselves on a bus we thought would take us to the right place. With the help of a Lithuanian-speaking woman and an English-speaking girl we got off at what was supposedly our stop. In fact, we could only see a motorway in the distance and… nothing. If I hadn’t had a screenshot of the way from the bus stop to the museum entrance on my phone, I honestly have no idea how we could have found it. That is to say, I’m genuinely surprised that the Fort is not better served by public transport, which conviction is made only stronger by the visit itself.

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I won’t dwell here on the museum visit, the actual fort, the prison, and the commemorative monument. I’ve seen a number of museums on the Soviet and/or Nazi occupation of Eastern European countries, and I can positively say the Ninth Fort is one of the most harrowing I’ve visited so far.

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To add to the picture, it is located in the middle of nowhere, and surrounded by nothing but meadows, the grey of the concrete melting with the grey of the sky. I bet it’s always windy there, so at least the sound of the wind attenuates the deafening quality of the silence.

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On our second day in Kaunas we had initially planned to travel to Šiauliai and get to the Hill of Crosses from there. If we had gone on with our plan, we’d have spent only one afternoon in Kaunas. All in all, I’m very glad we changed plans.

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This way, we were able to visit the Ninth Fort, and see both the castle and the view from the hill. This way, I had enough time to see that Kaunas is grey and windy and quiet, yet vibrant and lively at the same time. Which goes to show, again, that first impressions can really be deceiving, after all.

As for the Hill of Crosses, I reckon it can easily be reached from Latvia. Next time.

 


 

Lituania 2016 (10/10). Il Nono Forte

Il tempo che non abbiamo passato in centro l’abbiamo passato tutto al Museo del Nono Forte, fortezza del diciannovesimo secolo usata all’occorrenza come prigione, campo di tortura e campo di sterminio dai lituani, dai nazisti e dai sovietici.

La visita vale assolutamente il viaggio in bus, che non è dei più immediati. Ok, il problema del bus è dovuto in parte alla ristrutturazione della stazione, per cui non sapevamo dove fermasse il bus per il Forte. C’è da dire che non sapevamo neanche quale bus portasse al Nono Forte.

In breve, ci siamo ritrovate su un bus che foorse ci avrebbe portato a destinazione. Grazie a una signora che parlava lituano e a una ragazza che parlava inglese siamo scese a quella che pareva la nostra fermata. In lontananza vedevamo l’autostrada e… nient’altro. Se non avessimo avuto sul cellulare una foto del percorso dalla fermata del bus all’ingresso del museo, non so veramente come l’avremmo trovato. Questo per dire, che mi stupisce che il Forte non sia servito un po’ meglio dai mezzi. Visitare il museo non fa che rafforzare questa convinzione.

Non mi soffermerò più di tanto sulla visita al Forte, alla prigione e al monumento commemorativo. Negli ultimi anni ho visto diversi musei sull’occupazione nazista e/o sovietica di paesi dell’Est Europa, e posso dire con certezza che il Nono Forte è uno dei più intensi in cui sono stata finora, in parte anche perché si trova in mezzo al nulla, è circondato solo da prati e il grigio del cemento dell’edificio si fonde con il grigio del cielo. Non mi stupirebbe se lì ci fosse sempre il vento, il cui rumore attenua il silenzio assordante che c’è nell’aria.

Il secondo giorno a Kaunas, in teoria, dovevamo andare alla Collina delle Croci. Se effettivamente ci fossimo andate, avremmo girato Kaunas solo un pomeriggio. Tutto sommato, sono contenta che abbiamo cambiato programma.

Almeno abbiamo potuto visitare il Nono Forte, vedere il castello e salire sulla collina. Almeno ho avuto tempo di cambiare idea su Kaunas e vedere che, sì, è grigia e tranquilla, eppure vibrante e vivace allo stesso tempo. Il che dimostra ancora una volta quanto l’apparenza inganni davvero, a volte.

Quanto alla Collina delle Croci, ci si arriva facilmente anche dalla Lettonia. La prossima volta.

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