Norway 2013 (4/6). Swords of Stavanger (and the rest)

[Italian version below]

Sverd i fjell (literally ‘Swords in Rock’) was a non-negotiable landmark on my Stavanger list from the very start. As soon as I knew I was going to Stavanger I started looking for things to see and places to visit. As soon as I came across a photo of the Viking swords I knew I had to see them. This 10-metre-tall monument consists (predictably enough) of three swords planted in the rocky ground of a hill by the Hafrsfjord. The monument commemorates the Battle of Hafrsfjord, which took place in 872 and reunited the whole of Norway under the crown of King Harald.

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I didn’t even bother to check how far it was from Stavanger. I simply left the hostel quite early in the morning and started walking in what looked on the map like the direction to the monument. Soon enough I was out of Stavanger, and strolling down a hilly road with coloured Norwegian houses on both sides. Nice. Some 15 minutes later I was still strolling down the same hilly road with coloured Norwegian houses on both sides. Still nice, but no sverd i fjell in sight, and no one around to ask for directions, or how far I was.

Then a man appeared out of nowhere outside his house. He said I was going in the right direction, but it was still quite a walk. Fair enough, I thought. I’m in no hurry at all. My night train to Oslo departs shortly before midnight, so I literally have the whole day.

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As soon as I resumed walking, needless to say, it started raining. Hard. Then harder. Then, ten minutes later, even harder. It got windy as well, and by then I only had meadows on both sides, so I had no shelter whatsoever. Every now and then a car drove past, which made my clothes even damper. I was officially soppy wet.

A car drove by, but then it slowed down, till it came to a halt right next to me.

‘Hey, do you need a ride to the monument? Jump in!’.

I turned around, and there he was, the man I’d asked for directions earlier. Yay.

The car ride only took ten minutes, but it was so relieving. And pleasant. We talked about Norway, weather and Italy. The usual topics of desultory conversation. He dropped me off by the water, across the street from the bus stop (there was a bus?!?), right in front of the monument. Thank you, unknown kind person.

I walked uphill a few steps, and there they were in front of me. The three swords stood majestic and huge against the dark grey of the water. It was pouring with rain, which made them look even mightier, as I got closer. They were beautiful. They looked like they’d been there forever, like that was exactly where they belonged, and that rocky spot had been prepared specially for them.

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Coincidentally, I reached the hill where the monument stood when a group of kids in rain slickers was just about to start a picnic on the shore. A picnic in the rain. How can you not love the Norwegian way. If one looked at the scenery from a distance, one would have seen the green of the hills, the grey of the rocks, the bronze swords towering over the fjord, and a bunch of brightly coloured tiny dots jumping and running all over the place.

I spent something like half an hour, if not longer, standing on the rocks, my eyes moving between the fjord and the swords, a large beam spread across my face. I still remember that view as one of the most unique sceneries I’ve ever seen. I’d like to see what it looks like on a sunny day. The landscape would probably be even more breathtaking, even more so when the air is clear. But I doubt the overall effect would be as powerful as it was when I saw it, what with the heavy clouds and the misty horizon.

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But then, what really makes the difference is certainly not the weather, it’s whether one goes to Sverd i fjell or not. I’d say: go, without a doubt, go. And if you don’t feel like walking (or hitchhiking) to the swords, take bus 16 from Stavanger city centre and get off at Madlaleiren. Walk 200 metres down the main road and you’ll see them.

I went to the bus stop happy as a clam. I spent the rest of the day around museums, as the rain wouldn’t stop, and I had already been around the city centre. First, I went to the Canning Museum, where I found shelter purely by accident. It was raining particularly hard, and I could choose to run to the building on the right- or the one on the left-hand side of the street. I picked the one on the left, and it turned out to be a great choice on my part. Visiting that museum was such fun!

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I then went on to the Maritime Museum, also very interesting. Maritime Museums are beautiful. I finished my afternoon at Mosvatnet, a roundish pond circled by green just outside the centre, and one of the quietest spots I’ve been to, populated by runners, locals going for a stroll, and ducks.

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Around dinner time I went back to the pier. I treated myself to pizza and beer at Peppe’s Pizza, before heading back to the railway station, where I’d stored my bag in a locker so as not to drag it around all day.

See you soon, Oslo. Goodbye Stavanger, miss you already.

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This post first appeared on the website Norway Traveller on 17 September 2016. Click here to have a look 🙂

 


 

Norvegia 2013 (4/6). Le spade di Stavanger (e il resto)

Sverd I fjell (letteralmente ‘Spade nella roccia’) era fin da subito una meta non trattabile sulla mia lista di cose da fare a Stavanger. Appena ho deciso che sarei andata a Stavanger ho cominciato a informarmi su cosa vedere e che posti visitare. Appena ho visto una foto delle spade vichinghe ho deciso che ci sarei andata. Il monumento comprende (prevedibilmente) tre spade alte dieci metri conficcate nella roccia su una collina presso l’Hafrsfjord. Ricorda la battaglia di Hafrsfjord, che, combattuta nell’872, riunì tutta la Norvegia sotto la corona di re Harald.

Non ho neanche pensato di guardare quanto distasse da Stavanger. Ho pensato: parto presto la mattina dall’ostello e prendo quella che dalla mappa sembra la strada per il monumento. La mattina sono uscita abbastanza presto e ho seguito la direzione suggerita dalla mappa. In poco tempo ero fuori da Stavanger, su una strada in collina fiancheggiata da casette norvegesi colorate. Che belle. Dopo un quarto d’ora camminavo ancora lungo la stessa strada in collina fiancheggiata da casette norvegesi colorate. Ancora belle, ma tipo, nessuna traccia delle spade. Ovviamente non c’era anima viva a cui chiedere quanto mancasse o se fossi per lo meno sulla strada giusta.

Poi ecco un tizio uscire da casa. Mi ha detto che la direzione era quella, ma mancava ancora un bel po’. Pace, non ho fretta, ho pensato. Ho il treno notturno per Oslo stasera, ma parte poco prima di mezzanotte, quindi ho veramente tutto il giorno.

Appena ho ripreso a camminare, ovviamente si è messo a piovere. Poi a diluviare. Poi, poco dopo, a tempestare. Poi ecco il vento; avendo prati su entrambi i lati della strada, di ripari neanche l’ombra. Ero zuppa. Ogni tanto mi superava una macchina, che mi inzuppava ancora di più. A un certo punto è passata una macchina, ma ha rallentato e mi si è fermata accanto.

‘Ehi, vuoi un passaggio fino al monumento? Salta su!’.

Mi sono girata: il tizio a cui avevo chiesto la strada. Evvivaa.

Soli dieci minuti di viaggio, ma che sollievo. E che bella chiacchierata. Abbiamo parlato della Norvegia, del meteo e dell’Italia. Classici argomenti di conversazione a caso. Mi ha lasciato proprio sul fiordo, di fronte alla fermata del bus (c’era un bus?!?) e davanti al monumento. Grazie, gentile sconosciuto.

Ho fatto qualche passo in collina e… Eccole. Le tre spade erano lì, possenti e gigantesche, davanti al grigio scuro dell’acqua. Il diluvio che veniva giù le rendeva ancora più imperiose, man mano che mi avvicinavo. Erano bellissime. Sembrava fossero lì da sempre, come se quello fosse proprio il loro posto e la roccia fosse stata predisposta apposta per loro.

Fra l’altro, per puro caso, sono arrivata lì proprio mentre una classe di bambini in tuta impermeabile si preparava a fare un picnic sulla riva. Un picnic nella pioggia. Che stile i norvegesi, come fai a non amarlo? Se uno avesse guardato la scena da lontano, avrebbe visto il verde delle colline, il grigio delle rocce, le spade in bronzo sovrastanti il fiordo, e tanti puntini colorati che saltavano e correvano dappertutto.

Sono rimasta lì tipo mezz’ora, se non di più, in piedi sulle rocce. Avevo lo sguardo che si spostava continuamente dal fiordo alle spade e viceversa e il sorriso da ebete stampato in faccia. Ricordo ancora quel colpo d’occhio come uno fra i più speciali di sempre. Mi piacerebbe vedere com’è quando c’è il sole. Il paesaggio è probabilmente ancora più incredibile, soprattutto se l’aria è tersa e limpida. Ma non so se l’effetto d’insieme sarebbe altrettanto potente, come quando ci sono le nuvole grigie e l’aria densa di foschia.

Che poi, la differenza non la fa il tempo. La differenza sta nell’andare o non andare a vedere il monumento. E io direi: andate, senza dubbio, andate. E se non vi va di andarci a piedi (o facendo l’autostop), prendete il bus 16 dal centro di Stavanger e scendete alla fermata Madlaleiren. Da lì, basta fare 200 metri a piedi lungo la strada principale e ci siete.

Sono andata alla fermata del bus felice come una pasqua. Ho passato il resto della giornata in giro per musei, perché la pioggia non smetteva e un giro in centro l’avevo già fatto. Prima sono andata al Museo della sardina in scatola, in cui sono entrata per puro caso, perché diluviava pesantemente e per ripararmi potevo andare o nell’edificio a destra o in quello a sinistra. Ho scelto quello di sinistra, e si è rivelata un’ottima scelta: museo fantastico! Poi sono stata al Museo Marittimo, super interessante come tutti i musei marittimi che ho visitato finora.

A fine pomeriggio sono andata al Mosvatnet, un laghetto circondato dal verde poco fuori dal centro. Popolato da podisti, gente a spasso e papere, è uno degli angoli più silenziosi di sempre.

Tornata al porto, mi sono concessa pizza e birra da Peppe’s Pizza prima di tornare in stazione, dove, per non portarmela dietro tutto il giorno, avevo parcheggiato la valigia in un armadietto.

Ci vediamo presto, Oslo. Ciao Stavanger, mi manchi già.

Questo post è apparso per la prima volta sul sito Norway Traveller il 17 settembre 2016. Premete qui per dare un’occhiata 🙂

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