Norway 2013 (5/6). Sleeping (?) in the train

[Italian version below]

If there is one thing I’m used to is night trains. I spent over five months in Russia between 2012 and 2013, and took so many night trains I soon lost count of them. Usually I would travel third class, as most average Russian citizens (it’s called ‘platzkart’, the wagon is an actual dorm entirely made of bunk beds, 52 beds to be precise). However, I tried fourth class (the seated place) as well, and more than once. Fourth class is the cheapest, so you gain first-hand experience of the most diverse human types. Smells, noises, boiling hot temperatures (especially if you travel in January) included.

So yes, I was already used to both night trains and annoying passengers. But nothing prepared me for the authentic lack of comfort I was about to experience when I boarded the Stavanger-Oslo train that night. As with many things, it’s often the people that make the difference. I travelled on similar night trains again in Norway in 2016, and the experience was much less painful.

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But that night, the snoring was too loud and the source of the snoring (aka the main in the seat next to mine) too close to me and too loud, even louder than his noisiest Russian counterparts (of which a very wide variety exists). Long story short, after a sleepless night I got off the train at 7 o’clock the next morning in an unexpectedly sunny Oslo.

I was literally knackered, and had nowhere to go and sleep. I was spending the night at Torp airport, as I had an early flight the next morning. So off I went toward Karl Johans Gate, desperate for coffee. It took only a few minutes for my spirits to be lifted by the chilly air and the clear sky, as I left the station. That felt good.

 


 

Norvegia 2013 (5/6). Dormire (?) in treno di notte

Se c’è una cosa a cui sono abituata sono i treni notturni. Nei cinque mesi in Russia tra fine 2012 e inizio 2013 ho preso così tanti treni notturni da perdere il conto. Di solito viaggiavo in terza classe, come fa di solito il cittadino russo medio (il vagone di terza classe si chiama ‘platzkart’’, praticamente un vagone-dormitorio con 52 posti letto disposti su letti a castello). Ma ho provato a viaggiare anche in quarta classe, la più economica, nonché quella che ti dà modo di scoprire una gran varietà di tipi umani. Odori, rumori, temperature equatoriali (soprattutto se viaggi in inverno) incluse.

Insomma, sì, ero già abituata sia ai treni notturni sia ai passeggeri molesti. Ma niente mi aveva preparato alla scomodità epica del treno Stavanger-Oslo di quella notte. Come spesso succede, sono le persone che fanno la differenza. Ho poi ripreso treni notturni simili in Norvegia nel 2016 e l’esperienza è sempre stata molto meno dolorosa.

Ma quella notte, il russare era troppo forte e la fonte del russare (cioè il tizio seduto accanto a me) troppo vicina e troppo rumorosa, anche più rumorosa di tutti i possibili suoi simili russi (e non è un gioco di parole), di cui esiste una gamma veramente ampia.

Per farla breve, alle sette del mattino, dopo una notte insonne, sono scesa dal treno in una Oslo brillante di sole. Ero letteralmente a pezzi, né avevo un posto in cui andare a svaccarmi e dormire. Avevo il volo per l’Italia molto presto la mattina dopo, quindi avrei passato la notte all’aeroporto (il Torp). Così mi sono diretta verso Karl Johans Gate, la strada principale. Volevo solo del caffè. Mi ci sono giusto voluti l’aria frizzante e il cielo azzurro della città per farmi emergere dal torpore. Che bellezza.

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